venerdì 13 settembre 2013

Cipro: tecniche di rapina alternative

Lo faranno anche in Europa e nelle Americhe
Secondo l'analisi di Chossudovsky su Cipro in seguito al diabolico piano proposto di "Bail-in", non si pagano più pensioni né stipendi. Il potere d'acquisto è crollato. La popolazione impoverita. La piccola e media impresa è mandata alla bancarotta. Cipro è una nazione con una popolazione di un milione di abitanti. Cosa succederà quando questi tagli verranno praticati in Europa e in USA? L'opinione dell'istituto IIF, basato a Washington, che rappresenta il consenso dell'apparato finanziario mondiale, l'approccio delle ganasce di Cipro, sui conti correnti, e sui depositi e crediti, dei clienti delle banche che falliscono,  è probabile che diventi un modello tipico applicabile confortevolmente anche altrove, in Europa, quando c'è da affrontare una crisi, per mandare ad effetto i piani diabolici che servono gli interessi dei conglomerati finanziari del pianeta dominato.

Dei delitti del governo di Giuliano Amato
Questi sono commenti recenti. E però ricorderemo che un delitto simile è stato già commesso in Italia nel 1992, quando il governo Amato ha rapinato dai conti correnti degli italiani, di tutti gli italiani sprovveduti che non erano stati avvistati prima, il 6 per mille sul saldo del mese precedente al mese in cui Amato ha dato la notizia, senza preavviso, dell'appropriazione indebita che stava compiendo. Gli autori di questi delitti commessi da enti di stato sono gli stessi che oggi hanno innescato la crisi delle banche di Cipro e sono gli stessi geni che hanno  scritto i piani devastanti sulle misure d'austerità imposte all'Unione Europea e al Nord America. Questa "nuova" prassi, nuova per chi non si ricorda l'esperimento criminale già riuscito del governo presieduto da Giuliano Amato, pare sia già stata riconosciuta favorevolmente da IMF e dalla BCE.

Operazioni di rapina interna
Secondo l'angolazione del prof. Chossudovsky, ciò che si prefigura è la manovra con la quale le banche grosse (Citi, JPMorgan Chase, Goldman Sachs, e altre) fanno fuori altre banche e istituti finanziari minori, quando danno fastidio per qualche motivo, o semplicemente perché lo scopo è quello di prendere in mano il controllo dell'intero sistema creditizio. La tendenza generale, a livello sia nazionale che internazionale, appare diretta verso la centralizzazione e la concentrazione del potere bancario anche attraverso la drammatica crisi pilotata dell'economia reale. Altre manovre di "Bail-in" (cioè di appropriazione indebita dai conti dei crediti dei clienti delle banche) sono state già state previste in Nuova Zelanda nel 1997 e vengono previste per il Regno Unito e gli Stati Uniti; hanno tutti a che vedere con la confisca dei depositi e dei conti bancari.

Regno Unito e Stati Uniti: depositi trasformati in azioni d'impresa fallita

In un documento congiunto di Bank of England e FDIC (Federal Deposit Insurance Corporation), titolato Resolving Globally Active, Systemically Important, Financial Institutions, si prescrivono certe procedure esplicite in base alle quali le somme dovute a "i creditori originari di una impresa che fallisce" (vedi i clienti di una banca che fallisce) "sono trasformate in titoli azionari". Vedi anche Ellen Brown
(It Can Happen Here: The Bank Confiscation Scheme for US and UK Depositors). Questo significa che il denaro confiscato dai conti della banca che fallisce viene usato per saldare gli impegni finanziari della banca. In contropartita, i clienti della banca, i correntisti e i possessori di depositi a risparmio, diventeranno azionisti di un istituto finanziario fallito e sull'orlo di una bancarotta. I risparmi depositati in banca si trasformano in una notte in titoli rappresentativi di quote di proprietà nell'impresa indebitata, magari con l'obbligo di continuare a lavorare per finire di pagare la parte di debito ancora non ripagata. Il passaggio viene denominato "compensazione in titoli azionari".

Confische selettive di depositi bancari e compensazione in titoli

Ciò che questo sistema prefigura è l'utilizzo di processi di confisca selettivi dei depositi bancari, con la possibilità di rastrellare il credito e, contemporaneamente, far morire istituti finanziari "più deboli". La procedura, negli USA, dovrebbe essere in grado di aggirare le disposizioni della FDIC che assicurano i depositi dei correntisti contro il fallimento delle banche. La compensazione in titoli azionari dovrebbe far cadere il diritto di risarcimento dell'assicurazione sui depositi della FDIC.

Il Canada e protocollo di confisca dei depositi e conti bancari
La più candida dichiarazione sulle procedure di confisca dei depositi bancari quale sistema per "salvare le banche" viene formulata in un documento emesso dal governo canadese intitolato:

" Jobs, Growth and Long Term Prosperity: Economic Action Plan 2013″.

Nel progetto di rischio canadese, l'espressione "confisca" non viene mai menzionata; si usa una terminologia alternativa: il governo propone di implementare un regime di "bail-in" per banche d'importanza strategica. Tale regime viene disegnato in modo tale che, nella non eventuale eventualità che una banca d'importanza strategica "esaurisca" il proprio capitale, la banca può essere ri-capitalizzata e rimessa in condizioni di redditività attraverso la rapida conversione di "alcune passività" delle banche nel patrimonio posto sotto custodia amministrativa. A parere del governo che propone il progetto di rischio, il rischio si riduce per i contribuenti; non è più denaro pubblico che si usa per restituire la liquidità evaporata delle banche poste in difficoltà - anche se non sarebbe comunque denaro dei contribuenti, visto che appartiene alle banche centrali - no, si usa il denaro dei correntisti, posseduto e interamente gestito dalle banche in crisi. Se una o più banche, o una cooperativa di credito, vengono obbligate ad esaurire sistematicamente il capitale per incontrare la domande dei suoi creditori, le banche vengono ri-capitalizzate attraverso la conversione di certe passività che si cavano dal patrimonio posto sotto custodia amministrativa. Le "passività" hanno a che fare - nel gergo tecnico - con il denaro che le banche devono ai loro clienti, ai loro correntisti, ai loro depositanti, i cui conti vengono confiscati in cambio di azioni e obbligazioni di un istituto bancario in fallimento. 

 
Ridurre il rischio per i contribuenti

E concordo con l'idea del prof. Chossudovsky, la ridicola spiegazione "questo riduce i rischi per i contribuenti" è un bidone. Non è il contribuente che paga, nemmeno nel caso dei salvataggi visti fin qui. La liquidità che si usa è denaro pubblico, sì, è denaro pubblico, ma appartiene alle banche centrali; sono le banche centrali che decidono a chi darlo; allora con questa frase si intende dire che, per certi istituti che non sono protetti da qualche santo in banca centrale, in caso di fallimento, la banca centrale non aiuta né la banca che ha problemi di capitali e né i clienti della banca che ha problemi di capitali, i quali saranno presto i nuovi proprietari della banca che ha problemi di capitali.

Il piano è coerente con i piani di Europa e Stati Uniti

Il piano economico canadese per il 2013 ammette che la proposta del cosiddetto "bail-in" proposto è coerente con le riforme di altri paesi e con gli standard internazionali. E cioè, il modello proposto di 
confiscare i depositi bancari, come descritto nel documento del governo canadese è coerente con il modello previsto negli Stati Uniti e l'Unione europea. Questo modello è attualmente un "punto programmatico" da discutere (a porte chiuse) in varie sedi internazionali che raggruppano i governatori delle banche centrali e i ministri delle finanze.

Progetti di regolamenti estorsivi internazionali

L'ente regolatore coinvolto in questi progetti normativi, frutti di consultazioni multilaterali, è il FSB (Financial Stability Board) che ha sede a Basilea, in Svizzera, ed è ospitato presso la BIS (Bank for International Settlements, orrendo palazzo a forma di fallo corto a destra). La FSB accade che sia presieduta dal governatore della Bank of Canada, Mark Carney (foto in basso), che è stato recentemente nominato dal governo britannico a capo della Banca d'Inghilterra a partire da giugno del 2013. Mark Carney, come Governatore della Banca del Canada, ha un ruolo decisivo nel determinare le disposizioni del "bail-in" per banche commerciali del Canada. Prima di espandere la sua carriera al settore delle banche centrali, è stato un alto dirigente di Goldman Sachs, che ha svolto un ruolo dietro le quinte nella realizzazione dei salvataggi bancari e misure di austerità dell'UE.
Il mandato del FSB
sarebbe quello di coordinare la procedura di "bail-in", in collegamento con le "autorità finanziarie nazionali" e gli "organismi internazionali di normazione", che includono il FMI e la BIS. Nessuna sorpresa quindi se le procedure di confisca di deposito nel Regno Unito, Stati Uniti e Canada, esaminate di sopra, sono notevolmente simili.

Differenza fra "bail-in" e "bail-out"

I cosiddetti "bail-out" sono a loro volta cosiddetti "pacchetti di salvataggio" per mezzo dei quali i governi degli Stati allocano una parte significativa delle entrate dello Stato come fondo da utilizzare in favore ad istituti finanziari sula via del fallimento o falliti. Il denaro è canalizzato dalle casse dello Stato ai conglomerati bancari.

I "Bail-in" esigono un'operazione di confisca interna alla banca

Negli Stati Uniti, nel 2008-2009 un totale di 1,45 trilioni di dollari viene incanalato verso istituti finanziari di Wall Street, come parte di un pacchetto di salvataggio sottoscritto dai due burattini Bush e Obama. Queste allocazioni sono considerate di fatto delle categorie di spesa per il governo e si accompagnano alle richieste d'implementazione di misure austere e restrittive sulla popolazione produttiva. A fianco a massicci aumenti per le spese militari, i "bail-out" sono finanziati attraverso drammatici tagli ai programmi di spesa sociale, di assistenza sanitaria, e di sicurezza sociale. Allora, mentre il "Bail-Out" è finanziato con il portafoglio dello Stato, il "Bail-In" esige un'operazione di confisca interna alla banca; un'operazione di saccheggio dei conti deposito e dei conti correnti dei clienti della banca sottoposta a "salvataggio". Per adottare il "Bail-In" non è quindi necessario usare i cosiddetti "fondi pubblici". Il meccanismo regolatore è istituito dalla banca centrale.

Un trilione e mezzo di dollari
All'inizio del primo mandato di Obama, nel gennaio 2009, il burattino nero annuncia un piano di "salvataggio" stile "bail-out" per 750 miliardi di dollari. che si aggiungono ai 700 miliardi di dollari di un altro "bail-out" allocati dall'uscente burattino della famiglia Bush, in conseguenza del piano dalla beffarda denominazione TARP (Troubled Assets Relief Program). Dicevamo di sopra che il totale dei due programmi di finanziamento ammonta a 1,45 trilioni di dollari, tutti cavati dal Dipartimento del Tesoro.

Oltre alle spese per la guerra

Aggiungendo a questo importo (che non è conclusivo per quanto riguarda le elargizioni di denaro pubblico statunitense ai conglomerati bancari internazionali) le stravaganti spese militari del burattino nero (739 miliardi di dollari) insignito nel 2009 - lui stesso assolutamente incredulo - con un canzonatorio premio Nobel per la pace (a riprova di come sia semplice ingannare le masse ignoranti dicendo una cosa e facendo, senza turbativa, la cosa diametralmente opposta), si ha che la somma dei "salvataggi dei conglomerati bancari" e  delle spese per la guerra dà 2189 miliardi di dollari, quasi il totale delle entrate federali che, nello stesso anno fiscale, FY2010, ammontano a 2381 miliardi di dollari.

I bersagli più immediati
Chi viene colpito da questo tipo di rapina, già compiuta in Italia, ricordiamolo, dal governo di Giuliano Amato nel 1992, stavolta non sono le fasce medio-basse di reddito, perché quelle sono già indebitate e il loro conto si vede perpetuato in rosso/nero. L'appropriazione indebita dei depositi bancari colpisce livelli lievemente più alti di reddito, diciamo le fasce medie e medio-alte, che hanno depositi e conti con movimenti significativi. La seconda vittima dell'operazione criminale è la piccola e media impresa, costretta suo malgrado ad usare le banche per le ordinarie esigenze operative. La transizione da un tipo di salvataggio ad un altro rientra nel piano recessivo della crisi mondiale che comprende anche le misure austero-repressive dell'economia. Lo scopo dei burattinai della finanza è quello di eliminare la crescita di entità economiche potenzialmente competitive, consolidare la centralizzazione del potere monetario,
estendere il controllo sull'economia reale e calpestarla, ingrassare a dismisura l'industria della guerra.

Una nuova fase di recessione economica mondiale
Anche se il prelievo delittuoso di "bail-in" viene perpetrato su un limitato e selettivo numero di banche cooperative e piccoli istituti finanziari, il rischio di un programma di progressiva rapina-confisca dei depositi e dei conti può portare ad una generalizzata corsa agli sportelli. In un contesto simile, nessun istituto bancario potrebbe essere visto come sicuro. Oltre a ciò, si interrompono i processi di pagamento, gli stipendi non arrivano, il potere d'acquisto crolla, i finanziamenti per impianti e attrezzature non sono più disponibili e l'economia si ferma. Le imprese di piccole e medie dimensioni vengono precipitate in bancarotta. Questa pratica delittuosa inizia una nuova fase nella crisi finanziaria mondiale, un'incupirsi della depressione economica, una maggiore centralizzazione del potere bancario e finanziario e il sempre più stretto controllo del potere delle corporazioni internazionali sull'economia reale a detrimento delle imprese locali e regionali. In cambio di ciò, una rete bancaria mondiale caratterizzata da transazioni elettroniche, potrebbe essere uno degli obiettivi di queste continue rotture dei cicli economici imposte con carattere sistemico. L'economia reale crolla come risultato del crollo dei suoi sistemi di pagamento. Bisognerebbe reagire con forza a questo piano di rapina da perpetrare direttamente sui conti di istituti selezionati per le procedure fallimentari





(Adv: Costituire Società Offshore in paradisi fiscali)



Natalia

martedì 23 luglio 2013

PR Barnard: meglio se ti limiti al MMT di Warren Mosler

Le ridicole minacce a PR Barnard, "io non sono una creatura di internet., "Casaleggio Associati, azienda di marketing e massmanipolazione...", dei delitti dei giornalisti, giornalisti ignoranti e superficiali, Cina comunista e rivoluzione economica, Cina popolare e MMT di Warren Mosler, visto che non si vergogna di definirsi giornalista.."dignità di essere carogne in grande stile", "limitati al MMT e non sparare cazzate.



Le ridicole minacce a PR Barnard
Sì, come dice l'anglotedesco, le puerili minacce che scrive di ricevere Barnard suonano ridicole e anche un po' patetiche. Nonostante tutto il suo darsi da fare, nonostante sia stato il primo in Italia ad intuire la gran presa per il culo dell'Euro, e nonostante che sia stato l'unico ad aver portato in Italia un po' di conoscenza tecnica estera sul MMT di Warren Mosler, rimane un ex giornalista, rozzo, sgrammaticato, superficiale, presuntuoso ma assai poco dirozzato, e certamente non ancora in grado di molestare i grandi poteri fino al punto di farli scomodare per "far fuori" proprio lui.

Io non sono una creatura di internet..

Insiste a dire di non essere una "creatura della rete", perché il suo muso si vedeva in Rai già anni prima; ma oggi le sue conferenze le può divulgare solo in rete e senza la rete nessun giovane, e nessuno di coloro i quali si erano già disaffezionati dalla televisione da vent'anni, saprebbe chi cavolo è PR Barnard. Persino il suo "saggio" titolato "il più grande crimine", che non è affatto il più grande crimine, nonostante sia noioso e buttato giù senza competenze ortografiche, viene divulgato solo grazie alla rete. Qualcuno si è persino messo a venderlo, alla esorbitante cifra di 14 Euro. Anche se ci sono dei contenuti utili in quelle pagine, che si diffondono esclusivamente in rete e solo grazie alla rete, la rete consente a PR Barnard di sparare anche molte cazzate, oltre a quella delle minacce di chi lo vorrebbe "far fuori".

"Casaleggio Associati, azienda di marketing e massmanipolazione..."
Per esempio, quella di dire che la Casaleggio Associati, azienda di marketing e massmanipolazione delirante che controlla una setta di decorticati che distruggerà l’Italia, suona come un'esagerazione indotta dal provincialismo isterico di chi si è fermato alla terza elementare; Casaleggio non ha un'azienda di marketing che manipola e distrugge....Casaleggio è semplicemente uno che ha fatto il sito a Grillo e che sfrutta la popolarità di Grillo. Non ha tutto questo potere che gli attribuiscono, e, se fare marketing è una cosa immorale, indegna, vergognosa, certamente non lo è meno che fare il giornalista. I giornalisti italiani, e quelli occidentali in genere, loro sì, sono criminali.

Dei delitti dei giornalisti

"Io sono un Giornalista e lotto per le persone" - dice PR Barnard. Sì, è credibile. Tanto è vero che non è più giornalista in Rai ma lo è sulla rete. E però, l'essere giornalista in genere significa essere complici di tutte le stragi, tutti i genocidi, tutte le frodi e tutte le manovre di depistaggio che hanno coperto le vergogne e i delitti di un secolo di storia italiana, europea e americana.

Giornalisti complici di chi pratica il genocidio e le repressioni economiche

Se prendiamo ad esempio solo la crisi economica lanciata nel 2007-2008, e prodotta con manovre fraudolente in ambito di marketing finanziario, è chiaro che chi ha fatto il marketing nelle banche d'affari, e chi ha gestito le operazioni di distruzione delle economie degli stati del mondo negli ultimi cinquant'anni, non ha avuto scrupoli a mentire e a generare i danni che ha fatto; ma è altrettanto chiaro che non avrebbe potuto funzionare senza il complice supporto di tutti gli organi dell'industria dell'informazione e dell'intrattenimento. Le menzogne che muovono i mercati e le guerre, infatti, sono tutte prodotte lì. Chi fa il giornalista non è affatto meno colpevole, criminalmente colpevole, e certamente è per lo meno complice, di chi froda e di chi ammazza.

Giornalisti ignoranti e superficiali
E l'esser giornalista, per natura del mestiere, comporta l'essere ignoranti e superficiali. Anche PR Barnard è superficiale e la sua superficialità viene evidenziata con grande intelligenza proprio dall'anglotedesco, "il mondo visto da un operaio" (intelligente e che ha memoria). Infatti, su quello che è accaduto nella Cina continentale dell'ultimo secolo, nessuno sa nulla, ma tutti han detto cazzate, e ora le dice anche il PR Barnard, con la solita faciloneria di parecchie altre "paginacce" sue, scrive:

"anche la Cina sta adottando la ME-MMT di Warren Mosler, e i cinesi in economia si sono dimostrati dei draghi. Mica dei principianti."

1) Preliminarmente, se vogliamo fare un discorso con senso compiuto, evitiamo di usare termini aggettivanti come "cinesi, americani, russi, coreani, ebrei, musulmani", quando vogliamo investigare chi sono i soggetti che decidono le cose e perché le decidono. Non sono infatti i cinesi i responsabili della loro rivoluzione economica, così come non sono gli italiani responsabili del loro recente collasso. Non sono i russi responsabili del crollo economico che segue l'abbattimento del muro di Berlino e non sono gli americani che hanno voluto la guerra in Vietnam.

Aggettivo riferito a individuo singolo o a popolo?
Chi ha deciso, sarà stato americano, o ebreo, o russo, o tedesco; ma chi ha deciso lo ha fatto in camere private, assieme ad un ristrettissimo numero di altre persone che non rappresentano affatto gli americani, gli ebrei o i russi o i tedeschi, per la semplice ragione che non li ha mai né interpellati né informati (né prima né dopo) di ciò che stava facendo veramente e del perché, realmente, lo stava facendo; se, con l'aggettivo cinese, o americano, o quant'altro, intendiamo la popolazione, la truppa, i militari, gli operai, i commercianti, eccetera, quelli sono esecutori che non sanno nulla e che non decidono nulla.

Ci vorrebbe una Norimberga per i giornalisti
Non sanno nulla proprio perché credono alle cazzate della stampa e della televisione. E in questo i giornalisti sono criminalmente complici di tutti i delitti che volutamente non hanno investigato, che hanno distorto, coperto e contraffatto. Anche se PR Barnard è parzialmente diverso, la categoria andrebbe processata e ci vorrebbe una Norimberga per i giornalisti.

2) "Anche la Cina sta adottando la ME-MMT di Warren Mosler" - e tu che ne sai? C'è qualcuno che ha capito qualcosa di come si è avuta questa rivoluzione economica in Cina dal 1979 ad oggi? C'è qualcuno che ha modo di controllare Chi, effettivamente, controlla la banca centrale cinese? Avete spiegato a PR Barnard e a sua zia, solo per un esempio, che la HSBC (Hong Kong & Shanghai Banking Corporation) ha sede a Londra? Avete provato ad accennargli il fatto che la Bank of China, molto prima della rivoluzione "comunista" era compartecipata da elementi della famiglia Rothschild e che altre entità con sede a Wall Street sono stati agenti determinanti nel finanziamento delle attività finanziarie in Cina già dalla rivoluzione di Sun Yat Sen nel 1911? Veramente PR Barnard è stato in Cina comunista e si è fatto spiegare come funziona il sistema monetario? Purtroppo i giornalisti, anche quelli che hanno viaggiato e vissuto all'estero, quando non sanno le cose, quasi sempre, usano anche loro i luoghi comuni che hanno sentito da altri giornalisti superficiali o da commentatori interessati e ignoranti.

3) "La Cina è stata un super esportatore per vent’anni..." Le esportazioni cinesi sono tutte prodotte da marchi esteri e da capitali esteri. Perché i giornalisti ignoranti non collegano questo fatto al resto delle chiacchiere che si fanno sulla Cina popolare? Piaggio, BMW, Citroen, Adidas, Levis, Motorola, Apple, DELL, Intel, Nokia, P&G, e milioni di altri loghi, sono prodotti in Cina (e volendo hanno diritto al rimpatrio degli utili) perché hanno dislocato le loro produzioni in cerca di rifugi fiscali dove poter proteggere il reddito dall'oppressione fiscale e di mano d'opera a basso costo. In Cina, nel 1979, quando Deng Xiao Ping ha iniziato le riforme economiche, dopo la morte del burattino delle banche d'affari occidentali Mao Zedong, c'erano 100 milioni di cinesi che vivevano nelle caverne; solo quindici anni prima, in Cina comunista c'è stata un carestia che ha prodotto 60-70 milioni di morti. Perché ci si meraviglia se lavoravano come schiavi contro uno stipendio di 100-150 dollari al mese? (Ora non è più così; comunque dove sono i "draghi" dell'economia dal 1948 al 1985?).

4) I punti fondamentali di Deng sono:

a) ridare la terra ai contadini (800 milioni di consensi);
b) favorire l'investimento straniero;
c) dare precedenza all'industria leggera (al contrario di Gorbachev)
d) ritardare il più possibile l'entrata nel WTO, per evitare le medicine forti dell'IMF,
e) evitare le privatizzazioni inusitate, quindi privatizzare lentamente, gradualmente, nonostante l'insistenza di tutti i giornalisti, gli economisti e gli intellettuali d'occidente (che davano addosso a Deng anche per i cinesi ammazzati in piazza Tian An Men, ma soprattutto perché Deng non ascoltava le prescrizioni del IMF, della banca mondiale, dei giornalisti occidentali e del WTO)
f) evitare l'improvvisa liberalizzazione dei prezzi del riso e dei generi di necessità (al contrario del burattino Gorbachev, che ha invece messo la Russia e l'Europa dell'Est alla fame, confrontandosi con un'inflazione del 2000% i primi anni della sua avventura di burattino nelle mani delle banche d'affari occidentali.

5) Tutta la riforma del grande Deng Xiaoping, è interamente basata sul capitale dell'investitore straniero. I maggiori importatori storici di capitali in Cina popolare sono: il centro finanziario offshore di Hong Kong SAR, Stati Uniti d'America, Giappone, Corea del sud e Germania (Krupp); naturalmente non sono stati investitori, gli investitori sono imprese che appartengono ad élite minoritarie; però hanno sede in questi stati; quindi, di nuovo, gli investitori sono americani, per esempio, ma non "gli americani"; il popolo americano non sa nulla di cosa e di chi investe in Cina, come non ne sanno nulla i giornalisti italiani e il popolo italiano; l'unica cosa che si sa è che la produzione viene dislocata in aree con regimi fiscali favorevoli, mentre in occidente le imprese chiudono e licenziano; poi ci si dimentica di questo fatto quando la produzione ritorna indietro dalla Cina sotto forma d'importazione.

6) La Cina comunista entra a far parte, formalmente, del WTO il 13 settembre 2001, due giorni dopo la frode e la demolizione controllata delle 3 torri gemelle di New York. Le petroliere cinesi sono già pronte sul mar Caspio per comprare petrolio da nuovi fornitori, ma bisogna prima sottoscrivere gli accordi WTO. Per fortuna dell'economia cinese e della popolazione cinese, lo schema di "liberalizzazione" prevista dal WTO viene introdotto solo dopo il 2005; ed è da qui che la strepitosa crescita cinese inizia a calare. Quindi è un po' più complesso di come lo spiega PR Barnard alla sua povera zia.

7) Sul discorso dell'aumento della spesa pubblica cinese e il contenimento delle imposte, certo, non si può che convenire con PR Barnard e con sua tormentata zia. Ma l'aumento del 50% che significa? È una buona cosa comunque, ma la misura espressa in percentuale non dice nulla. L'economia cinese ha sempre usato pochissima spesa pubblica per le spese pubbliche; cioè, ha usato il capitale degli investitori stranieri; solo che oggi gli investimenti stranieri si sono fermati e, finalmente, anche perché prima non c'era proprio denaro in cassa, inizia a spendere capitale pubblico per la spesa pubblica. Certo che in un'economia che gira, è facile stampare moneta per spingere gli investimenti interni e favorire l'occupazione; ma questo non si poteva fare nel 1979, perché non basta la cartamoneta per far girare l'economia, ci vuole anche la disponibilità di beni e di servizi da acquistare con quella cartamoneta. Quindi il ragionamento è valido adesso, ed è una manovra tanto ovvia quanto necessaria, adesso, quella di stampare moneta e di spendere a deficit quando il sistema rallenta; il fatto che in Europa, e in 150 altri stati controllati dal IMF, la politica monetaria è folle, non significa che "i cinesi" siano savi, piuttosto prova che sono pazzi i burattini ai nostri governi.

Per il bene comune
PR Barnard ci tiene sinceramente al bene comune. Quindi ha interesse che le "sue" idee sul MMT di Warren Mosler, che non sono sue, perché a lui giungono da Warren Mosler, vengano divulgate; anzi, "devono essere divulgate; puoi e devi divulgarle". Poi però, quando uno si discosta di un millimetro dalla sua tesi, si sbaglia, "so tutto io di economia, gli altri non han capito un cazzo". E ancora, quando in televisione vanno Bagnai e quell'altra cretina della Signora Salvador, e vanno in televisione a proporre le stesse cose o idee simili, s'incazza e vuole i diritti d'autore; - "se non ci fossi stato io non avrebbero avuto nessuna visibilità in rete..."; e chi se ne frega? Se la MMT è un bene per "il pensionato, il bambino, i fidanzati, le figlie dell'imprenditore che voleva spararsi...", ben venga che altri sconosciuti "prodotti della rete", contribuiscano a salvare le loro vite; in cambio, alcuni di loro, andranno in televisione, forse, a fare i buffoni assieme al cantante menestrello G. Paragone, che, evidentemente, è più lecca-culo che coglione.

Il povero PR Barnard è stato il primo, senza dubbio, anche se tardi, a far capire chiaramente la frode dell'Euro. Gli sfuggono molte altre arti, come la grammatica e l'ortografia, come la storia economica, il diritto, la geo-politica internazionale, ma è onesto, anche se ignorante, presuntuoso e se non si rende conto della propria superficialità, limite tipico di ogni giornalista.

Visto che non si vergogna di definirsi giornalista..
E però, come giornalista, visto che non si vergogna di definirsi giornalista, dovrebbe cercare di essere "obiettivo", di raccontare fatti, non chiacchiere, in quegli appuntini che lui chiama "pezzi". Invece si abbandona a sfoghi isterici, che confondono il resto del suo lavoro; perché quando uno si dimostra isterico, come una vecchia bacchettona che non scopa più, e parla di catarri e di bile e di sborrate e di crimini, uno si fa l'idea di leggere le note di un frustrato, segaiolo, amareggiato, annoiato, scoglionato, che se la prende un po' con tutti. E se quel frustrato ha detto anche cose utili, le cose utili si perdono nel minestrone dell'isteria dello sfigato, che vomita anziché cantare ma che, in fine, si atteggia a fare buffonate come il menestrello Paragone.

E scrive, in una delle tante note senza titolo "alcune considerazioni su...":

"...Perché c’è un limite dell’idiozia oltre il quale essa diventa colpa, non solo colpa, ma come nel caso del risultato elettorale italiano, essa diviene crimine. Gli italiani che dal bar e scivolando sul catarro italico del ‘piove governo ladro’ si sono recati all’urna per votare il M5S nel nome di una sborrata anti qualcosa, sono dei criminali. Hanno consegnato centinaia di migliaia di persone devastate nella vita, l’unica vita che posseggono, e altrettanti poveracci indifesi come gli anziani o i bambini nelle mani di una movimento parafascista che non capisce la democrazia, che è posseduto da un’azienda di un folle, e che non ha la più pallida idea di come gestire un condominio, per non parlare di una nazione. Questa irresponsabilità è un crimine contro il Paese...."

Superficialità e veleno. La superficialità appartiene a tutti i giornalisti per indolenza della loro natura e per natura del loro mestiere. Il veleno, unito alla superficialità del giornalista, appartiene al giornalista disoccupato, o al giornalista "free-lance", che poi è la stessa cosa. Il "pezzo" è breve ma intenso e carico di parole che andrebbero investigate.

1) "Gli italiani che han votato...sono criminali". - E perché? Non sono liberi di votare come cazzo gli pare? Esercitare un diritto - per quanto sia esercitato inutilmente - da quando è diventato un crimine?

2) "Hanno consegnato centinaia di migliaia di persone...indifesi...vecchi bambini..." - Che altro avrebbero dovuto fare? Hanno votato, non hanno "consegnato" proprio un bel niente a nessuno. Non avevano il potere prima e non lo hanno avuto al momento del voto; l'unica cosa che potevano fare era votare; e l'hanno fatto.

3) "...una movimento parafscista..." - Attenzione all'ortografia, "movimento" è maschile. Perché para-fascista? È un movimento come un altro, in cui militano molte persone sane, giovani e, proprio perché inesperte, oneste. Il fascismo ti ricordi cos'era? Ti ricordi chi lo finanziava? Sai che Mussolini, per esempio, era finanziato dal capitalismo anglo-americano e che prendeva stipendio settimanale dai servizi segreti britannici?

4) "..che non capisce la democrazia.." - e dare del "criminale para-fascista" a chiunque non la pensi come te, dire che "chi ha votato ha commesso un crimine", ti pare un atteggiamento "democratico"?

5) "...posseduto da un'azienda di un folle..." - chi è il folle, Grillo o Casaleggio? Questi non possiedono il movimento. Casaleggio possiede solo un sito web e un marchio; un giorno qualunque in cui i ragazzi svegli del movimento si accorgono di quanto sia facile gestire un sito web, ci mettono un istante a liberarsi delle regole imposte dal gestore del sito Casaleggio. Dipende tutto da loro, quindi, e non sono posseduti da nessuno. Forse sono frenati dal fatto che il termine "piattaforma" richiama alla mente processi telematici astrusi; in realtà sono frescaccette; il motivo del successo del blog di Grillo - e non lo sa neppure lui, ma Casaleggio lo sa e lo dice anche nella sua prima intervista - è Grillo. Non c'è nessuna magia dietro il lavoro di Casaleggio, nessun trucco; è Grillo che si è fatto sentire e che si è fatto sentire per vent'anni, strillando come un matto i tutte le piazze d'Italia. I singoli ragazzi intelligenti e capaci che compongono il movimento non avrebbero avuto nessuna possibilità di avere tutta la visibilità di Grillo. Perciò, solo perché è ignorante e, talvolta, non sa bene cosa dice o cosa sia meglio fare, non si può trattarlo come se non contasse nulla e come se non avesse fatto nulla di buono in questi anni. Se poi, a causa dell'inesperienza e dell'ignoranza di Grillo non si riesce ad agevolare il processo legislativo, meglio; l'unica bontà del nostro sistema legislativo è la sua lentezza. Più si rallenta e più si ritarda la produzione e la ratifica delle misure reazionarie e libertricide che sono state introdotte in Europa e nel mondo dopo la tragica buffonata dell'undici settembre.

I veri criminali sono i giornalisti e i loro mandanti

Grillo non può vedere tutta la realtà del mondo e non può avere la risposta a tutte le domande del mondo. Anche se fa un gran chiasso su questioni che non sono centrali, anche se contribuisce a spostare l'attenzione dai fatti più gravi, non si può dire che chi voti il suo movimento sia "criminale". I veri criminali sono i giornalisti, e dietro di loro, chiedetelo a loro, gli altri veri criminali sono i loro mandanti.

"La selva dei disprezzabili scemi che affollano la rete..."
Senza "la selva dei disprezzabili scemi che affollano la rete"...PR Barnard si ritroverebbe a dare i suoi volantini sui marciapiedi; perché, allora, tanto disprezzo per quelli "..che il papà gli compra la RAM"? Per quanto si trovi un sacco di scemenza in rete - incluse le molte cazzate che spara PR Barnard - e, nonostante il suo sincero dolore per gli umiliati e gli offesi, questa stupidità e questa ignoranza che si trova, è "l'1%" dell'ignoranza e delle falsità che i giornalisti, quasi tutti, hanno, da quando è stato inventato il loro mestiere, propinato al mondo. I criminali sono proprio loro, i giornalisti; perché i mandanti dei veri grandi crimini sono dietro ai giornalisti, e i giornalisti non possono non conoscerli.


Ma la pazzia di PR Barnard continua il "pezzo" e conclude
:

"Sono crimini.

Gli italiani non sono solo il peggior popolo del mondo, il più piccolo e miserabilmente vile (che in guerra faceva le stesse cose dei nazisti ma in miniatura, neppure la dignità di essere carogne in grande stile), il più corrotto in assoluto, l’unica nazione del Pianeta che in un fazzoletto di terra ha prodotto le tre più oscene mafie del mondo… non sono solo questo, ma sono spesso anche dei sub-umani, degli untermenschen, e io oggi su questo non ho più dubbi. Lo sono in decine di esempi di vita sociale, decine. Solo un sottobosco di untermenschen poteva produrre un M5S, infatti un abominio del genere non è mai apparso al mondo, mai. Gli indios dell’America Latina sterminata dall’Olocausto dei Fascismi made in CIA hanno reagito con immensa dignità, con un Morles o con Chavez. La Birmania del terrore di Stato ha la Aung San Suu Kyi. I neri segregati d’America ebbero Martin Luther King. I neri sudafricani massacrati dall’Apartheid produssero Nelson Mandela. Noi, all’apice della più grande crisi nazionale dopo la seconda guerra mondiale, e minacciati da Poteri di una magnitudine senza precedenti e contro cui servirebbero competenze immense, produciamo i boati gastrici di Beppe Casaleggio Grillo, e la setta fanatica di ragazzini decorticati cerebrali con le magliette in Parlamento, no inceneritori, no debito, sì piste ciclabili, abbasso la Casta e tutto si risolve...... Dio mio!

No. Gli italiani hanno sfondato il fondo che sta sotto al fondo della dignità politica. Gli italiani sono in gran parte degli untermenschen, e così come quelli che tirarono le pietre dai cavalcavia autostradali tanto per fare qualcosa, questi elettori dal M5S sono criminali senza neppure la dignità del vero male."

Qui è difficile leggere tutto perché è squallido e troppo tedioso. Ma per dare una mano allo stesso PR Barnard, per convincerlo ad uscire dalla sua depressione, ricordiamogli solo un paio di cose - tra le cazzate che ha sparato - che dovrebbe correggere, per non fare di sé il "para-fascista" che è.

1) Il "peggior popolo del mondo" è la culla di tutta la cultura giuridica occidentale;

2) MAFIA vuole dire in origine Mazzini Autorizza Furti Incendi e Avvelenamenti; tutti i vertici della mafia appartengono alle società segrete già da quel tempo;

3) "Untermenschen" è un termine nazista, razista e nazista. Piace molto a PR Barnard che, depresso e avvelenato, vittima del complesso di superiorità di tutti i depressi, la ripete più volte;

4) la "dignità di essere carogne in grande stile" agli italiani non è data durante la seconda guerra mondiale; infatti l'Italia non ha avuto i massicci finanziamenti americani che hanno promosso Hitler, il nazismo e tutta la sua industria bellica; sono i cannoni, i carri armati, gli aerei, i sommergibili e le navi che fanno la differenza in guerra; lo dice anche Clarke Gable in "Via col Vento", PR Barnard; possibile che tu non lo sappia? Il capitale finanzia e promuove l'industria della guerra e gli impianti ideologici che si usano per mandare i giovani ad ammazzare e a morire ammazzati.

5) A cosa serve fare sfoggio di nomi di altre civiltà? Non conosci la storia d'Italia e vuoi far credere di conoscere quella estera? I nomi che fai, in contrapposizione a Grillo, e cioè: Chavez, San Suu Kyi, Martin Luter King e lo stesso Nelson Mandela, sono tutti massoni. Sono più figli della CIA e di Wall Street loro di tutta la dinastia Bush. Sono infatti soggetti finanziati e pubblicizzati dal capitale delle corporazioni multinazionali, sempre per creare quelle tensioni sociali che servono alle minoranze ricche per:

a) introdurre norme interne liberticide reazionarie;
b) dividere i popoli e tenerli in uno stato di costante lotta interna;
c) accendere focolai di guerra e di guerriglia;
d) finanziare fazioni in lotta;
e) vendere armi alle fazioni in lotta;
f) indebitare gli stati in guerra e sottometterli.

Nelson Mandela è negli stessi registri degli iscritti alla massoneria al 33simo grado, e nella stessa pagina in compagnia di Tony Blair e Saddam Hussein. Perché fai questo inutile sfoggio? Sei veramente così ignorante? L'unica cosa che hai imparato nella vita è il MMT di Warren Mosler? Va bene, stai su quello e limitati a quello. Tutte le altre frasi isteriche e indecenti che ci sono in questo "pezzo" sono porcherie.

lunedì 8 luglio 2013

Pena di morte in Italia e in Europa

Trattato di Lisbona TEU-TFEU, Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, Convenzione Europea per la Salvaguardia dei diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali (CEDU).
Gli stati europei non sono più sovrani, neppure in senso formale, dopo le ultime ratifiche del Trattato di Lisbona. Per quanto riguarda il diritto alla vita e la pena di morte, ovvero alla possibiltà legittimata di ammazzare creature umane - in esecuzione di condanne, per contenere manifestazioni pubbliche non autorizzate, per qualche probabile prossimo caso di inadeguato trascinamento in stato di guerra o anche solo in caso di pericolo di imminente guerra -  i documenti fondamentali a cui si farà riferimento sono:

1. il Trattato sull’Unione Europea (TEU-TFEU)
2. la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea
3. la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU)

La Versione consolidata del Trattato sull’Unione Europea dice all'art. 6:

Articolo 6, paragrafi 1 e 2

1. L'Unione riconosce i diritti, le libertà e i principi sanciti nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea del 7 dicembre 2000, adattata il 12 dicembre 2007 a Strasburgo, che ha lo stesso valore giuridico dei trattati.

Le disposizioni della Carta non estendono in alcun modo le competenze dell'Unione definite nei trattati. I diritti, le libertà e i principi della Carta sono interpretati in conformità delle disposizioni generali del titolo VII della Carta che disciplinano la sua interpretazione e applicazione e tenendo in debito conto le spiegazioni cui si fa riferimento nella Carta, che indicano le fonti di tali disposizioni.

2. L'Unione aderisce alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (detta CEDU, ndr). Tale adesione non modifica le competenze dell'Unione definite nei trattati.

Inoltre il fatto che l'Unione aderisca alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali è ribadito anche nel Protocollo n°8 intitolato "relativo all'articolo 6, paragrafo 2 del Trattato sull'Unione Europea sull'adesione dell'unione alla convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali".

Bisogna poi tener conto dell’Articolo 51:

I protocolli e gli allegati ai trattati ne costituiscono parte integrante.
Integrata nel Trattato sull’Unione Europea, vi è anche la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, la quale recita:

Articolo 2

Diritto alla vita
1. Ogni individuo ha diritto alla vita.
2. Nessuno può essere condannato alla pena di morte, né giustiziato.

Ma dice anche:
Articolo 52, paragrafo 3
Portata dei diritti garantiti
3. Laddove la presente Carta contenga diritti corrispondenti a quelli garantiti dalla convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (detta CEDU), il significato e la portata degli stessi sono uguali a quelli conferiti dalla suddetta convenzione. La presente disposizione non preclude che il diritto dell'Unione conceda una protezione più estesa.
Con questo passaggio di fatto si sancisce la pariteticità tra Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) laddove le due carte trattano gli stessi argomenti. Quest’ultima, la CEDU, a dispetto del nome, presenta diverse contraddizioni che minano completamente le basi precedentemente poste; infatti la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) dice:

Articolo 2 - Diritto alla vita

Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge. Nessuno può essere intenzionalmente privato della vita, salvo che in esecuzione di una sentenza capitale pronunciata da un tribunale, nel caso in cui il delitto è punito dalla legge con tale pena.
La morte non si considera inflitta in violazione di questo articolo quando risulta da un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario:
per assicurare la difesa di ogni persona dalla violenza illegale;
per eseguire un arresto regolare o per impedire l'evasione di una persona regolarmente detenuta;
per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o una insurrezione.

È da notare che non esiste una definizione di sommossa o insurrezione. Quindi le forze di polizia si ritrovano ad operare con la massima estensione di interpretazione; arbitrariamente, possono decidere come distinguere i vari tipi di manifestazioni illegali e come intervenire di conseguenza. Possono sparare sulla folla. È incredibile, pare impossibile, eppure è già norma in vigore. Certo, provare a immaginare cosa accade nelle menti corrotte e pervertite che hanno concepito questa normativa è impresa complessa; tuttavia è ragionevole presumere che coloro che l’hanno preparata si aspettino nel breve periodo delle agitazioni, del fermento, in conseguenza del crescente impoverimento al quale il continente europeo è indotto dalle spregiudicate e immorali manovre speculative delle stesse élite al potere che hanno promosso il concepimento di questa frode legislativa.
Oltre a ciò, aggiunge questo CEDU nel sesto protocollo:

PROTOCOLLO N° 6 RELATIVO ALL’ABOLIZIONE DELLA PENA DI MORTE (STRASBURGO, 28.IV.1983)


Articolo 1 - Abolizione della pena di morte
La pena di morte è abolita. Nessuno può essere condannato a tale pena né giustiziato.

Articolo 2 - Pena di morte in tempo di guerra

Uno Stato può prevedere nella sua legislazione la pena di morte per atti commessi in tempo di guerra o in caso di pericolo imminente di guerra; tale pena sarà applicata solo nei casi previsti da questa legislazione e conformemente alle sue disposizioni. Lo Stato comunicherà al Segretario Generale del Consiglio d'Europa le disposizioni rilevanti della legislazione in questione.
La pena di morte è ovunque abolita in tempo di pace, per cui gli Stati che la dovessero prevedere allo stato attuale la devono abolire. Ad ogni modo, nella transizione verso l’abolizione della pena di morte, non infrangono il Trattato di Lisbona (cioè non infrangono la nuova Costituzione Europea, cioè il fondamento normativo al quale devono fare riferimento gli ordinamenti di tutti gli stati membri) se si ritrovano ad ammazzare persone - o se comminano la pena di morte - nei casi previsti dall’articolo 2 del CEDU.

La pena di morte può essere introdotta in “tempo di guerra” o in caso di “pericolo imminente di guerra”. Certo è che, grazie al patto di mutuo soccorso fra gli stati europei in casi di attacchi terroristici, una nazione può in un attimo trascinare le altre in guerra; quindi la probabilità che anche la provincia italiana si trovi perennemente in stato di guerra è rilevante.

L’articolo 2 del CEDU permette agli organi incaricati della repressione di sparare su folle di manifestanti impunemente. Qui non si parla neppure di “pena di morte” in senso tecnico ma di ammazzare tranquillamente - e a casaccio - nel mezzo del tumulto. Infine, non vi è alcuna definizione di “ricorso alla forza resosi assolutamente necessario”. Chi decide quando “è necessario” sparare sulle masse di cittadini disarmati in caso di manifestazione? In base a quale criterio?


Abbiamo visto molto chiaramente con che facilità negli USA le élite al potere si siano dotate di una legislazione “antiterrorismo” basata sulla frode, sul delitto e sulla menzogna, che consentiva prima di sospendere la costituzione sul proprio territorio - con il pretesto della sicurezza nazionale - e poi di invadere altri paesi ad arbitrio di qualche degenerato capo di stato e per conto delle corporazioni che lo controllano. Abbiamo visto come sia stato facile entrare in guerra con il pretesto artificiale di esser stati attaccati da presunti terroristi. Con la stessa facilità si avrà il passaggio da uno stato di pace ad uno di guerra - o allo stato di imminente pericolo di guerra - anche in Europa. L’abolizione della pena di morte deve essere assoluta, dichiarata e statuita in modo totale e incondizionato; e per l’abolizione incondizionata della pena di morte l’Italia si è affermata in sede Nazioni Unite; peccato che in casa propria i pupi delegati del parlamento italiano abbiano ratificato un trattato, senza neppure leggerlo, con il quale rinunciavano alla sovranità del popolo italiano, alla sovranità delle proprie istituzioni delegate, alla sovranità della propria costituzione e dei principi sui quali Essa è stata articolata. Questa alienazione di sovranità popolare, con i gravissimi e radicali mutamenti che comporta, si è avuta con un procedimento certamente scorretto in senso formale e sostanziale. La profonda riforma istituzionale che il trattato implica prevede una procedura più articolata e più complessa per la sua approvazione; la maggiore complessità di tale procedura è proprio prevista dalla Costituzione a tutela della Costituzione; ciò è stato stabilito e ordinato proprio per evitare colpi di mano da parte di sciacalli degenerati, forzandoli ad agire seguendo procedimenti legislativi più complessi che li obbligano a dibattere le decisioni proposte con la maggiore parte dei rappresentanti eletti dai cittadini.



Consulenza contabile e servizi di segreteria in Cina e Hong Kong, domiciliazione società italiane all'estero per contenere i costi di gestione. Costituzione di nuove società, acquisizione di società esistenti in rifugi fiscali, espletamento delle formalità amministrative: Offshore Companies Formation

sabato 6 luglio 2013

Le Cazzate di Noam Chomsky sull'undici settembre

La parvenza dell'intellettuale onesto e temerario..
Noam Chomsky è riuscito a prendermi per il culo per un paio d'anni e prende per il culo generazioni di studenti e di intellettuali in tutto il mondo con la sua parvenza di sovversivo, temerario, amante della pace, del vero, e del senso critico.

L'ipocrita pacifista convinto..
Proprio lui, che ha reputazione di essere un pacifista convinto, di essere uno studioso obiettivo dei mali delle società occidentali; lui, che accusa, giustamente, il sistema scolastico di essere un sistema per imporre l'ignoranza e gli intellettuali di essere, storicamente, servi delle voci che dominano, delle voci delle élite al potere; proprio lui, il pacifista che, mentre parla, ti concilia il sonno; il professore saggio e gentile che appare come un vecchio ciancicato con un piede nella fossa, che vuole smascherare i colpevoli delle guerre e dei genocidi, senza nessuna paura, non avendo nulla da perdere; sì, proprio lui, è il rappresentante del doppio-gioco, della spia che lavora sotto copertura, dell'ipocrita che si finge liberale ma non vede le ragioni della libertà, che si finge amante della verità ma non ne vede le ragioni.




Ignorante o bugiardo?
Può anche darsi che sia in buona fede, essendo che anche a lui va dato il diritto del beneficio del dubbio, come lui lo dà ai governi statunitensi quando li critica bonariamente senza mai avanzare verso i motivi veri che spingono i loro comportamenti aberranti e le loro decisioni in politica estera, tutte volte a promuovere la violenza e il genocidio. Il dubbio m'era venuto diverse volte, durante i primi due anni, quando cercavo di resistere il sonno durante le sue lezioni, perché, ogni volta che faceva riferimento alla buffonata dell'undici settembre, non si lasciava mai scappare alcuna frase che potesse lasciar intendere il sospetto di un massacro organzzato e compiuto dall'interno.



Vita e cuore per la causa della pace?
Chomsky ipotizzava di tutto, ma non scadeva mai nella visione "complottista", come si sforzano di fare tutti quelli che vogliono parere intellettuali obiettivi e imparziali. E però, se cerchi la verità, prima o poi non puoi evitare di fare considerazioni che possono essere intese come "complottiste" dal pubblico delle stronzate dell'industria giornalistica e dei luoghi comuni dell'intrattenimento televisivo. Nondimeno ha fama di essere uno che ha dato la vita e il cuore alla causa della pace, della critica alla violenza dei governi americani e dell'opposizione alla guerra e non ha mai dato una sua versione sui fatti orchestrati in quel teatro dell'undici settembre. Il dubbio ha continuato a rodere fino a che ho preso a sentire più volte la sua lezione titolata remembering VietNam, o Vietnam remembered, durante la quale lo ha assistito un altro professore-mentecatto, stavolta Vietnamita, che ha presentato al MIT un manoscritto con la sua storia della contro-insurrezione, delle sue vicende di collaborazione con gli agenti statunitensi che organizzavano le deportazioni dai villaggi e l'omicidio di massa dei contadini vietnamiti, e, infine, la sua interpretazione sul perché i vietnamiti hanno "vinto" la guerra e sul perché gli americani l'avrebbero "persa". 

La lezione non è interamente uno spreco di tempo

Per la verità non è tutto tempo sprecato. Però, in conclusione, dopo aver appreso dettagli anche interessanti su come procedeva il genocidio operato dai governi americani di quel periodo, l'elemento chiave della guerra del VietNam, che è l'elemento chiave di tutte le guerre, di almeno l'ultimo secolo di guerre, non è stato nemmeno sfiorato.

"La guerra l'abbiamo promossa noi perché siamo responsabili di genocidio, loro hanno resistito perché sono dei nazionalisti-comunisti senza dio e non avevano altra scelta che resistere se volevano tornare a casa, vivi o morti, il VietNam è stato distrutto, non sottovalutate il nazionalismo, non sottovalutate il comunismo, bisognava dare una lezione ai comunisti del sud est asiatico..."

...e altre cretinate del genere. Nessuna di queste spiegazioni si avvicina neppure lontanamente al perché di quella guerra, né al perché delle altre. Che non lo abbia capito il povero professore vietnamita, il quale, in ogni caso, fa una fatica della madonna a esprimersi nelle lingue occidentali, può essere persino accettabile o comprensibile; ma non si accetta da Noam Chomsky. Pensavo che fosse una specie di mezza via, uno che non va diritto fino in fondo all'analisi, che si ferma alle considerazioni moderate; e invece si ferma alle considerazioni le più ovvie e le più superficiali, e lo fa solo dopo averti dato la pesantissima sensazione che lui è in prima linea per la verità, la giustizia e la pace fra le nazioni.

E la prova della presa per il culo si ha quando Chomsky viene preso di petto con delle domande dirette sull'undici settembre; allora inizia a rispondere in modo arrogante, otre che stupido, screditando le migliaia di vittime e le migliaia di parenti delle vittime, che sono i primi a non aver mai creduto alle cazzate della storia ufficiale.

Sono cazzate talmente assurde e ridicole che la risposta di Chomsky ("io non ho competenza scientifica in ingegneria...e certe competenze sulle costruzioni non si acquisiscono spendendo un paio d'ore in rete internet....") è assolutamente irrilevante, oltre che fuori luogo. A che mi serve dover diventare uno specialista di ingegneria civile o di demolizioni controllate per dimostrare che la versione ufficiale, che è una favola assurda è ridicola, è falsa? Sono loro che devono dimostrare la versione ufficiale, ed è impossibile perché hanno detto talmente tante e tali cazzate che nessuno sano di mente può prenderla sul serio. 

L'arte del depistaggio

L'intellettuale ruffiano ma furbo è difficile da smascherare, soprattutto quando lo si vede nelle prime file di tutte le manifestazioni per la pace, fin dai tempi in cui era giovanissimo. È anche probabile che egli sia stato in buonissima fede per una buonissima parte della sua carriere e che, perciò, sia generalmente riconosciuto, dai più, persona affidabile, onesta, correttamente critica. Ma, da un certo momento in poi, il suo atteggiamento cambia; non si sa da quale momento e in rapporto a quale evento traumatico o a quale delusione o a quale altro elemento esterno che possa aver corrotto la sua visione del mondo. Da quel momento, ed è comunque un momento in cui la sua leadership intellettuale è già riconosciuta generalmente, la sua opinione appare sempre più spesso sugli schermi e sulla carta stampata, e appare sempre più vaga. Non importa che sia preciso e che sia duro nella critica, visto che ormai è accreditato, ha reputazione d'intellettuale critico attento e, qualunque cosa dica, ciò che dice sarà sempre etichettato come il punto di vista dell'intellettuale onesto che ammette i genocidi dello stato che lo stipendia come professore universitario; egli ammette, sì, che si tratta di crimini di guerra, di orrendi assalti alle popolazioni civili, e ammette molte altre cose che gli danno reputazione di essere un intellettuale contro il sistema. Ma, come tutti gli altri intellettuali lecca-culi, anche lui sbaglia l'analisi al momento cruciale, quando si tratta d'individuare i veri responsabili della guerra e le vere ragioni della guerra.

L'importanza della comprensione dei motivi della guerra
È importante investigare i motivi delle guerre. È la cosa più importante, se si vuole evitare che la tragedia si ripeta. Perché, pare che, a parole, siamo tutti d'accordo sul fatto che la guerra sia un male, che è violenta, che uccide vittime innocenti, eccetera; ma ci sono vittime che vengono considerate più uguali di altre, guerre che vengono considerate più giuste di altre e mali che, con un pretesto o con l'altro, sono sempre considerati mali necessari, inevitabili e neppure tanto tragici o terribili.

La guerra non è mai un male inevitabile
Il primo passo per sopravvivere consiste nel comprendere che la guerra non è affatto un male inevitabile; la guerra non è un male necessario, la guerra non è divisibile tra guerra giusta e guerra sbagliata, fra guerra per la pace e guerra di conquista, fra guerra buona e guerra cattiva. Le guerre sono tutte evitabili, sono tutte cattive, sono tutte sbagliate e, tutte, producono decine di milioni di vittime innocenti, anche queste, tutte vittime uguali ad altre vittime.

Chomsky fa la morale ai presidenti e dimentica chi lavora dietro di loro..
Mentre lo si sente accusare apertamente quel presidente e quell'altro vice-presidente, non lo si ode mai proferire una sola parola, mai, rivolta verso il meccanismo che manipola i "suoi" presidenti, i burattini al governo che eseguono al dettaglio gli incarichi elencati nella lista della spesa dei suggeritori e dei soggetti che hanno armato e finanziato la guerra.

Ed è capace di fare anche peggio; dal podio respinge l'ipotesi che l'undici settembre sia stato un lavoro dall'interno; ipotesi di quegli allievi che, interpretando i fatti conosciuti, le migliaia di studi prodotti e le querele dei parenti delle vittime, non hanno bevuto le cazzate assurde e ridicole della versione ufficiale. Secondo Noam Chomsky, l'amministrazione Bush non ha senso che sia considerata responsabile del crimine, perché, se lo avessero architettato loro, sarebbe stato "insensato" per loro stessi, il fatto di usare terroristi sunniti creati dalla CIA, protetti dalla DIA, gestiti dal dipartimento di stato e dagli enti di stato che rilasciavano loro i visti, e sanzionati dalla Casa Bianca, per portare a termine un attacco che hanno progettato apertamente loro, su documenti ufficiali pubblicati e dal quale, anche per ammissione dello stesso Chomsky, loro hanno beneficiato sia a livello personale che a livello politico-economico.

Altre cazzate piuttosto grosse Noam Chomsky le ha sparate sulla guerra in Viet Nam, in occasione di una delle tante presentazioni al MIT durante uno dei tanti anniversari dalla fine di quella guerra che coincide sempre con l'inizio si un'altra o più di un'altra e dà sempre la possibilità a presidi, ospiti e insegnanti, di fare un po' d'inutile retorica; tanto, in occasione alla tragedia di quindici anni, durante i quali milioni di contadinin indifesi sono stati fatti a pezzi, e avvelenati per le prossime generazioni, la retorica trionfa ed è sempre difficile lavorare seriamente sulle informazioni e sulle idee prodotte durante quegli eventi.

mercoledì 3 luglio 2013

Benito Mussolini, spia dei servizi segreti inglesi

Internazionale socialista istituzionalmente pacifista
I governi dell''intesa", scaltramente spendendo denari, furono in grado di ottenere supporto considerevole alla loro "causa". Il maggior risultato l'ottennero dividendo in due il partito socialista, che per statuto è pacifista, e riuscirono a spaccarlo in due grazie alle cospicue sovvenzioni in denaro fatte, anche, a Benito Mussolini. Mussolini era un socialista rabbioso che era stato leader del movimento pacifista nella guerra di Tripoli del 1911 ed era anche direttore dell'Avanti, il giornale più socialista di tutti i giornali socialisti; fu espulso, formalmente proprio per questo motivo, dal partito socialista, quando sosteneva l'intervento in guerra, al fianco dell''intesa", in quella tragedia che poi diventò la prima guerra mondiale.

Mussolini disoccupato ma con le sterline in saccoccia
Espulso dall'Avanti e dal partito socialista. Disoccupato, forse, ma non spiantato; perché, tanto per cominciare, stando al The guardian, Mussolini prendeva 100 sterline di stipendio mensile dal MI5, il servizio segreto inglese; secondo BBC NEWS, quelle cento sterline equivalgono a 5000 sterline settimanali del giorno d'oggi (che sono circa 5800 Euro), e servivano per propagandare la posizione "interventista", per far entrare l'Italia in guerra. Il servizio segreto inglese, l'MI5, lo stesso al quale sarebbero appartenuti Ian Fleming e lo stesso James Bond 007, se fossero veramente esistiti, sovvenzionava allora, come fa oggi a fianco ai servizi segreti statunitensi, i giornali degli altri stati in modo da favorire la propaganda dei loro padroni: i conglomerati dell'industria bellica e i circuiti bancari che li finanziano.

Luoghi comuni e puttanate per commentare il fatto..
La stampa di oggi, come sappiamo, favorisce la propaganda con tecniche surrettizie più indirette rispetto a quelle esplicite e melodrammatiche dei tempi della prima guerra mondiale; oggi si limita ad assumere degli imbecilli, semi-analfabeti, e poi sono loro a fare la propaganda, semplicemente riempiendo le pagine di luoghi comuni e di puttanate. Nell'esempio di Mussolini reclutato dai servizi segreti inglesi, che è confermato anche dal The telegraph, i giornalisti non indagano i legami fra Mussolini e i suoi amici esteri, né cercano d'ipotizzare quanta influenza tali uffici di propaganda straniera potessero aver avuto sull'entrata dell'Italia in guerra e quale fosse stato il loro interesse e il loro vantaggio. La tragedia della prima guerra mondiale, dei suoi 25 milioni di morti, viene liquidata, come al solito, con le solite sciocchezze; Mussolini era un italiano, era un donnaiolo, è chiaro che, secondo quei giornalacci, si spendeva le cento sterline settimanali andando a puttane. Ed ecco chiuso l'argomento sull'influenza che i servizi segreti inglesi possano aver avuto, per conto dei loro padroni, sulla partecipazione dell'Italia "interventista" alla terribile tragedia della prima guerra mondiale.

I motivi dei finanziamenti inglesi a Mussolini
Certo, il movente più immediato di questi uffici inglesi appariva quello di far partecipare un alleato in più, l'Italia, alla guerra, in modo tale da avere più probabilità di riuscire ad assediare la Germania e, così, vincere la partita. Ma la guerra non si fa per vincere, la guerra non è un mezzo per giungere a un fine, la guerra è il fine. Facendo fare la guerra agli altri stati europei - alleati e non - e spostando i propri eserciti in Medio oriente, alla cacciata dei turchi dall'Arabia e alla presa delle sue risorse petrolifere, i vantaggi dei conglomerati inglesi di quella guerra sono stati molteplici e variegati; li vedremo in seguito. Benito Mussolini, il millantatore Mussolini, il socialista che poi diventerà fascista, era stato messo alla testa dell'Avanti. Da chi e perché? Poi, è stato cacciato dall'Avanti, perché? Ufficialmente, perché aveva preso la posizione interventista e i socialisti, a livello internazionale, avrebbero dovuto essere pacifisti per principio statutario. O forse si è saputo, nel frattempo, che Mussolini prendeva doppio stipendio? Sia come sia, Mussolini fondò subito un altro giornale, per cavoli suoi, il "Popolo d'Italia", altra bella buffonata, e stavolta i fondi erano francesi.

Finanziamenti al fascismo dal Regno Unito e dalla Francia

Da quel momento, Mussolini, s'imbarcava in quella carriera disinibita che lo faceva dittatore d'Italia e, fino a quel momento, abbiamo visto che i suoi finanziatori erano esteri e utilizzavano prevalentemente denaro pubblico del Regno Unito e della Francia. Con il trattato segreto di Londra 26 aprile 1915) si ottiene che l'Italia decide di partecipare all'eccidio in un mese, in cambio del Trentino, di Trieste, dell'Istria (ma non Fiume), della Dalmazia del sud, del protettorato dell'Albania, delle isole del Dodecanneso, dell'Adalia in Asia Minore, di un prestito di 50 milioni di sterline, di una parte delle indennità di guerra e dell'esclusione del Papa da qualunque negoziazione sulla pace. Con queste promesse si decise di mandare gli italiani a morire nelle trincee e si ha una dichiarazione di guerra rivolta ad Austria-Ungheria il 23 maggio 1915; quella contro la Germania si ha solo nell'agosto del 1916.

Il trattato di Londra viene rosicato per venticinque anni e sarà poi usato a pretesto per l'attacco italiano all'Etiopia nel 1935 e alla Francia, nel 1940. Nell'autunno del 1917, a Caporetto, si ha che i soldati austriaci, rinforzati dal capitale tedesco, sfondano le linee italiane; la difesa italiana crolla; verrà poi rimessa sù lungo il Piave, ma costa la vita a 600 mila uomini, la maggioranza dei quali, disertori, ammazzati dai loro compagni.

domenica 30 giugno 2013

Aeroporti Verona e Bergamo: scazzi e tragedie infruttuose con polizia e guardia di finanza

Il racconto-reclamo (molto pacato) di James Corbett, fatto tanto placidamente, nonostante sia un fattaccio di una gravità assoluta, accaduto in un aeroporto canadese al suo rientro dal Giappone,
richiama alla mia memoria 3 episodi emblematici dell'arroganza, superficialità, incompetenza, prepotenza e inconsistenza degli analfabeti delle cosiddette forze dell'ordine che lavorano in certi aeroporti italiani.

È vero che la situazione italiana non è confrontabile con quella canadese e, peggio ancora, con quella statunitense. Canada e Stati Uniti sono le nazioni fasciste per impegno preso e sono i posti più reazionari presenti sul pianeta di questi anni; certamente i luoghi dove è bene non recarsi in viaggio.

I fatti degli aeroporti di Verona e di Bergamo sono più sintomatici di un modello d'ignoranza, frivolezza e infruttuosità tipicamente italiane e, al tempo in cui sono avvenuti, non erano neppure riconducibili alle puerili razionalizzazioni della tragica farsa sulla minaccia fasulla del terrorismo.

Verona-Bergamo-Verona
Gli episodi sono 3; due mi hanno riguardato personalmente e uno ha a che fare con un reclamo più recente che ha afflitto un manager italiano, dal carattere sempre molto previdente e metodico, ordinato, che però ha anche una certa testardaggine sulle questioni dei diritti civili, quando ne ricorda qualcuno.

1) Verona, aeroporto Valerio Catullo SpA
L'aeroporto di Verona è uno dei più piccoli aeroporti del mondo; poco traffico, pochi passeggeri, poche linee, tanta nebbia e, come tutti gli altri aeroporti d'Europa, sgravato dalle procedure doganali per i voli fra Stati Europei fin dal 31 dicembre di quel drammatico 1992.

I "finanzieri" sono in turno e vogliono giocare a carte
E, infatti, maggior parte degli spedizionieri hanno dovuto morire o inventarsi un nuovo lavoro. E però, dogana e GdF cono rimasti operativi e, quando in turno, vogliono giocare a carte. Sono in turno anche sabato e domenica, come il resto degli scioperati dipendenti dell'aeroporto Valerio Catullo, abituati a strofinarsi l'un latra nel vano tentativo d'apparire impegnati, quando la maggior parte del tempo dei loro turni, essendo anche che sono troppi, non hanno nulla di produttivo da fare. Ed è capitato che, per un brevissimo periodo, uno degli spedizionieri ancora attivi dopo l'abbattimento del muro di Berlino e la drammatica apertura delle frontiere fra gli Stati Europei, avesse deciso di fare alcune operazioni doganali il sabato e la domenica.

Operazioni doganali.
Cosa intendiamo con "operazione doganale"? Si tratta di scrivere a macchina un paio di frasi sopra una bolletta doganale; poi la si prende e la si porta in dogana, assieme alla fattura e a qualche altro documento che viaggia con la merce e che è prodotto dal mittente della spedizione. L'impiegato della dogana, che beneficia della maggiorazione dello stipendio in orario festivo (stipendio erogato già a titolo non si sa di che) del 50%, deve fare un'operazione: deve cioè mettere un timbro su quel foglio di cartaccia bianca che reca una brevissima descrizione di merce, quantità, pesi e misure. Ecco riassunta l'operazione doganale: leggere una riga scritta e mettere un timbro. In un aeroporto come quello di Verona, di operazioni del genere, se ne conteranno 4-5 al giorno, nei periodi di grandissimo traffico. Quindi l'impiegato della dogana, che guadagna un lauto stipendio, non si sa a che titolo e per quale funzione, essendo in turno con altri 5 impiegati, si calcola che in una giornata lavorativa debba mettere da 0,8 a 1 timbro al giorno. Sabato e domenica no, è in turno, prende la maggiorazione del 50% sullo stipendio, stipendio erogato non si sa a che titolo, e però non mette timbri. È capitato che uno spedizioniere ancora volenteroso, per un brevissimo periodo di tempo, ha provato a far mettere qualche timbro, uno o due al massimo, anche il fine settimana; un timbro sabato e uno la domenica. E a me è capitato di viaggiare con quello spedizioniere e ad assistere alla vendetta degli analfabeti della GdF dell'aeroporto di Verona Valerio Catullo.

Controlli della GdF
Dopo aver analizzato in dettaglio le procedure doganali, andiamo a vedere cosa deve fare, e perché deve essere presente in aeroporto, il sottufficiale analfabeta, o l'ufficiale semi-analfabeta, della GdF. Ufficiali però non ne ho mai visti a Verona e forse non se ne trovano nemmeno negli altri aeroporti.
Il funzionario della GdF è il soggetto al quale viene presentato quel fogliaccio bianco con l'unica proposizione scritta e l'indicazione del numero dei pezzi e dei pesi (addotta agli altri documenti prodotti dal mittente o dallo spedizione). Cosa deve fare il funzionario analfabeta della GdF? Deve dare un'occhiata a quel foglio, leggere la riga dove c'è scritto il numero dei pesi e dei pezzi, fare una passeggiata in magazzino, vedere i pezzi e mettere un altro timbro. Dobbiamo ammettere qui che il funzionario della GdF ha un compito più articolato rispetto a quello dell'impiegato della dogana; infatti, oltre al timbro, il sottufficiale GdF deve anche leggere la riga, ed è un'operazione faticosissima per lui, contare i pezzi, visto che ha fatto la terza elementare, e, infine, mettere un timbro. Però è come dire che un magazziniere lavora di più di un amministrativo, perché, oltre a maneggiare i documenti, deve anche vedere fisicamente i pacchi. Sia come sia, a noi non costa il dover ammettere che il funzionario GdF fa un lavoro più articolato rispetto al funzionario di dogana e, se vogliamo, è anche possibile raccogliere il suo reclamo, perché è probabile che lo stipendio sia inferiore e che non vi sia la stessa maggiorazione del 50% nei giorni festivi.

Cosa stanno a fare in aeroporto dogana e GdF?
Nonostante le sperequazioni retributive, non trova risposta il secondo quesito; altresì, la stessa domanda andrebbe posta anche per quello che riguarda gli impiegati della dogana; e, anche nel loro caso non si troverebbe risposta. E però sono in turno e vogliono giocare a carte. Il fatto di aver interrotto l'ozio dei finazieri, per qualche fine settimana, e solo per qualche decina di minuti nell'ambito di ciascun singolo fine settimana, ha generato tanto di quell'odio nei confronti di questo povero spedizioniere che non si potrebbe rinvenire neppure nei più subdoli e malefici manuali di guerra psicologica e di propaganda contro il nemico in guerra.

Il fatto
Tornavamo da Parigi - ben dieci, forse quindici, anni dopo quegli eventi, della durata di qualche decina di minuti, occorsi in due, massimo tre, fine settimana, in cui sono stati interrotti dall'ozio e dalla briscola i miliziani della GdF dell'aeroporto Valerio Catullo - io e il mio amico spedizioniere e siamo stati fermati dalla guardia di finanza dell'aeroporto di Verona, nonostante che da Parigi non si fa più dogana e che non erano ancora state diramate tutte quelle procedure di restrizione delle libertà individuali che sono state introdotte con il fraudolento pretesto del finto terrorismo islamico.

Prepotenza e arroganza
5 di loro hanno aperto i nostri bagagli, mentre gli altri passeggeri passavano e ci davano occhiate miste di sconforto e di sospetto, su dei tavolacci di alluminio che erano proprio in mezzo alla stanza da dove defluivano gli altri passeggeri in arrivo sul nostro stesso volo; hanno aperto le valigie, hanno ficcato le loro lerce mani fra i nostri indumenti, hanno tirato fuori tutto e poi si sono messi a perdere tempo su due questioni anche più emblematiche sulla loro ineluttabile ignoranza.

Ignoranza assoluta
Dopo aver rovistato con le loro manacce lerce, arroganti e prepotenti, uno di loro, il più grosso, riccio con la barbetta rosa-arancione come il pelo del porco, e anche il più stupido del gruppo, ha segnalato che c'era qualcosa che non andava nel mio biglietto aereo; mi avevano domandato da dove provenissi prima di prendere il volo da Parigi; non era affatto loro lavoro chiedermelo e non era assolutamente mio dovere rispondergli; comunque, sbagliando, ho risposto: venivo da Pechino. Il biglietto aereo da Pechino a Parigi, non era scritto in italiano, tanto è vero che l'ho comprato a Pechino e che in tutto il mondo le compagnie aeree usano l'inglese; c'era scritto Beijing (Pechino) e Paris (Parigi); il finanziere con la barba rossiccia, rossiccia tendente al rosa imbrattato, come il colore del pelo del porco, si è rivolto a qualche altro analfabeta fra i suoi colleghi, chiedendo sostanzialmente il loro aiuto tecnico nell'esercizio persecutorio:

- "E no...ma no, - diceva, mostrando il biglietto ai colleghi - qui c'è scritto Beijing, non c'è scritto Pechino, questo biglietto non è valido, ho c'è comunque, c'è qualcosa che non va......"

Nessuno disse nulla, ma nemmeno lo corressero, visto che erano anche loro analfabeti come lui. E però, poco dopo, si è salvato grazie ad un altro suo collega che, rovistando, aveva notato che il mio computer portatile era "Made in Taiwan".

- "Ha la ricevuta?" - Era un computer che avevo comprato proprio a Verona quattro anni prima; si vedeva che non era nuovo; non poteva essere nuovo e certamente non avrete mai visto e non vedrete mai, doveste campare altri cento anni, un computer portatile "Made in Italy".

- "L'ha comprato in Italia? Ma, ...ha la ricevuta?" - A quel punto mi sono messa a strillare e non ricordo cosa ho detto urlando, salvo questo:

- "No che non ho la ricevuta; quando l'ho comprato, quattro anni fa, non potevo immaginare che avrei, un giorno, incontrato proprio lei; quindi non l'ho tenuta con me per tutto questo tempo". - E devo aver fatto chiasso, perché è arrivato subito un'altro di loro, in abiti civili, non so se fosse un analfabeta della GdF o un pusillanime della dogana, e ha cercato di calmarmi.

- "Per favore, guardi qui" - mostrandomi una specie di vademecum ricavato su un piccolo depliant per i passeggeri, dal quale quella persona (analfabeta della GdF oppure pusillanime della dogana) cavava tutto il suo bagaglio culturale e la sua competenza procedurale per poter svolgere la sua nobile, ma inutile, "professione".

- "Vede cosa c'è scritto?" - Non guardavo, non mi fregava proprio un benamato cazzo di quello che c'era scritto: - "io non faccio dogana da Parigi a Verona salvo che a Verona non siate stati informati del fatto che sono state tolte le frontiere fra Italia e Francia."

- "Ma noi stiamo solo facendo il nostro lavoro, bisogna stare alle procedure e non c'è proprio nessun bisogno di alzare la voce e andare in escandescenze".

- "No, non state facendo nessun lavoro, voi non siete qui in questo momento; appartenete al passato, le frontiere in Europa sono state rimosse e forse l'unico vantaggio che se ne cava, dalla tragedia della rimozione delle barriere doganali, è quello di non dover più discutere con gente come voi..."

Inconsistenza e infruttuosità
Poco dopo eravamo liberi di andare; se non mi fossi messa ad urlare chissà quanto ci avrebbero tenuto. Ora però, vale la pena di notare quanto vano, infruttuoso e pretestuoso sia stato questo atto di prepotente imbecillità. L'imbecillità, l'inutilità della loro azione si dimostra proprio con il fatto che ci hanno lasciato andare senza nemmeno farci una multa. Ma come? Non avevo il computer senza scontrino? Non avevamo i biglietti aerei truccati? Non avevo alzato la voce? Non mi ero comportata con oltraggio verso dei "pubblici ufficiali", sebbene analfabeti? È qui che interviene lo stile inconcludente dell'italiano medio, dappoco. Perché, sappiamo che volevano fare un dispetto, ma non sono andati fino in fondo; si sono limitati alla minaccia, alla perquisizione, all'umiliazione delle vittime, senza, veramente infierire su di esse. Uno "scherzetto" innocente fatto da una banda d'incapaci e buoni a nulla, sia nel bene che nel male. Per una cosa del genere, mettersi a strillare contro i piedipiatti, negli USA, certamente saremmo stati arrestati e trattenuti a tempo indeterminato. L'ordinamento italiano, a quell'epoca, non lo avrebbe consentito; oggi lo consentirebbe. Però, allora, avrebbero perlomeno potuto farmi una multa per il pc senza scontrino, volendo fare un dispetto vero, produttivo, efficace, anziché mantenere lo stile inetto dell'italiano medio indolente. C'è indolenza anche nel fare del male. E forse questo è il nostro vantaggio dei tempi moderni. Oggi, infatti, l'indolenza fa sì che gli italiani non si rendano conto del fatto che i loro diritti fondamentali, i nostri diritti fondamentali, sono stati buttati tutti nel cesso. E però, a causa della stessa indolenza, anche quelli che calpestano, e quelli che calpesteranno, i nostri diritti, non applicheranno, forse, o lo faranno in ritardo, speriamo, tutta la normativa nuova, quella che ci schiaccia e ci rende sospetti di generico reato (terrorismo, evasione fiscale, auto-riciclaggio), passibili d'arresto e di perquisizione senza mandato dell'autorità giudiziaria, soggetti a tortura e pena di morte.

Imbecillità e frivolezza
Tutto nasceva dal desiderio di vendetta nei confronti di quel povero malcapitato che aveva avuto la malsana idea di distrarli dall'ozio, chiedendo un timbro sulla bolletta doganale - visto che erano in servizio, visto che erano in turno - dieci quindici anni prima. Una storia alla quale non potrei credere se non l'avessi vista con i miei occhi.

Passiamo all'esempio di Bergamo, aeroporto di Orio al Serio

Nicolas era un ragazzo intelligente e sensibile, nonostante la sua obiettività e il suo comportamento fossero spesso ottenebrati dalla sua taccagneria. E, come certe volte capita che uno incontra il male maggiore proprio quando ha preso la strada per cercare di evitarlo, quella mattina, alle 3 di quella tragica mattina di quel freddissimo inverno, egli volle farsi prelevare a Verona e accompagnare in Aeroporto a Bergamo, da me. Il suo scopo era quello di evitare di dover pagare il parcheggio all'aeroporto, che certamente era salato, e perciò, per questa sua pidocchieria, si era messo in testa che avrebbe potuto lasciare la sua macchina a me, per quella settimana in cui lui se ne stava a Londra, dove andava a prelevare le 200 sterline mensili del sussidio di  disoccupazione - lui lavorava in Italia e prendeva il sussidio di disoccupazione in Inghilterra - e che, per questa ragione, io avrei potuto acompagnarlo da Verona a Orio al Serio - dove lui doveva imbarcarsi sul più economico dei voli low cost - alle 3 del mattino e poi riandarlo a prendere al suo ritorno, che sarebbe avvenuto in un orario presumibilmente diverso.

Lo squallido trancio di pizza di cartone, unta
Nicolas pensava di cavarsela offrendomi uno squallido e unto trancio di pizza al taglio riscaldato per la quarantesima volta nel più tetro dei bar dell'aeroporto e non si preoccupò assolutamente di trovare un tavolo per mangiare con calma, magari abbinando una bevanda a quel pezzo di cartone impregnato che quelle sguattere del centro di ristorazione collettiva chiamavano "pizza". Comunque, avendo provato a fare lo scroccone con me ormai da troppo tempo, come tutti gli italiani morti di fame che ho conosciuto in trasferta, che non ordinano mai il vino per risparmiare e si bevono sempre il mio, questa volta avevo bene in mente di sfruttare per quanto possibile quella macchina e, a fine giostra, quel coglione è andato a spendere più o meno lo stesso, o forse anche più, di ciò che avrebbe speso se avesse fatto le cose in modo normale.

Lui chiacchierava ma io guardavo dietro di lui...
Superata l'umiliante fase della ristorazione collettiva di quello squallido aeroporto, siamo andati a fare il cosiddetto check-in del suo bagaglio. Nicolas era chiacchierone; e chiacchierava, dicendo cose anche non noiose, perché, l'ho detto, se non fosse stato per la sua pidocchieria che ottenebrava il suo carattere e il suo spirito, sarebbe stato un ragazzo intelligente e sensibile. Chiacchierava, e ciaccolava, ma io guardavo dietro di lui.

I servizi in Italia vengono sempre subappaltati.
Si prende un appalto, e, generalmente, chi conosce la persona giusta nell'amministrazione interessata è quello che vince l'appalto, diciamo a 10.000; poi il lavoro lo si affida a dei mediatori che lo affidano ad altri mediatori che lo affidano a chi fa il lavoro in senso materiale prendendo 100 sul totale dei 10.000. La differenza è stata assorbita nei vari passaggi, si sa. In Italia, ma poi negli Stati Uniti succede molto peggio, i servizi vengono tutti appaltati, poi sub-appaltati e poi sub-sub appaltati in una catena senza fine di sub dei sub tale per cui, arrivati alla buccia, si giunge ai sub-lavoratori delle sub-cooperative che fanno il lavoro, senza assicurazione, né contributi assistenziali, né previdenza, né paga sindacale, né retribuzione dello straordinario, né TFR, che tanto quello se lo sono fregato anche per gli altri...e, insomma, sono quelli che fanno il lavoro, giustamente, scocciati, svogliati, assonnati, alle 3 del mattino nel più squallido aeroporto del nord Italia, dopo quello di Verona.


L'aeroporto di Orio al Serio sarebbe storicamente destinato al transito delle merci che viaggiano per espresso o per via aerea. Ma, nelle ore in cui i trasportatori di merci dormono, si può usare la struttura come budget airport per far viaggiare i passeggeri pidocchiosi e micragnosi che volano con Ryan Air. Però, un taccagno che vuole risparmiare sul volo e sulla colazione, non per questo non ha gli stessi diritti alla tutela delle propria incolumità di una persona prodiga o generosa. E infatti Nicolas si fece sentire. Chiacchierava, dicevo, e dava le spalle al bancone sul quale scorreva il nastro trasportatore che, lentamente, portava le valigie dei passeggeri sotto lo scanner, perché dovevano essere controllate prima del check-in. Questo controllo di "sicurezza" era affidato, esattamente come le unità di ristorazione collettiva come quella che gli aveva appena rifilato quella pizza-cartone bisunta, ad una sub-cooperativa che lo gestiva in sub-sub-sub appalto. I funzionari di polizia, avendo cose più importanti da fare, cazzeggiavano tra il bar e il ristorante dell'aeroporto. E chi se ne frega, tanto il servizio è stato dato in sub-appalto.

Decisi di fare l'errore di dirgli cosa stavo vedendo..
Nicolas chiacchierava e il nastro trasporatore scorreva, lento ma senza sosta, e quindi tutto sarebbe finito in pochi minuti. Sennonché, io, che guardavo la scena dietro di Nicolas da qualche minuto ormai, diciamo una decina, decisi di fare l'errore di dirlo anche a lui:

- "Guarda, vedi il nastro trasportatore? Quello porta le valigie sotto lo scanner. Lo vedi? Lo scanner trasmette, ciò che vede dentro la valigia, sullo schermo, lo schermo sta subito dietro lo scanner, lo vedi?"

- "Sì."

- "Ecco. La valigia passa sotto lo scanner, lo scanner fotografa e manda allo schermo, lo schermo sta dietro lo scanner, non so nemmeno se si dice scanner, insomma, quella scatolona metallica sotto la quale passano i bagagli per la scansione a raggi X, ci capiamo?"

- "Sssss....ssss....sssì, ho ho ho ho, cca cca pito" - Nicolas zagagliava un po' quando era nervoso e anche quando non lo era.

- "Be, lo schermo sta subito dopo lo scatolone per fare la scansione a raggi X, ma chi c'è dietro lo schermo a guardare nello schermo?"

- "E...n.....nn.....NNNessuno..."

- "Infatti. Guarda quindici metri più a sinistra, dove c'è quella porca che sta mettendo a posto le scartoffie, quello che sta chiacchierando e facendo il filo alla collega con le scartoffie è l'addetto alla "security"...anziché guardare lo schermo dei bagagli quello guarda le tette della collega e se la chiacchiera venti metri più in là; a venti metri di distanza dalla sua postazione."

Meglio non farlo...
Non avrei dovuto farlo; ma non potevo trattenermi, per troppi anni ho dovuto soffrire la leggerezza e l'indolenza degli operatori degli enti di stato e ora dovevo soffrire anche quella dei sub-sub-appaltatori degli operatori degli enti di stato che erano lì proprio a fare il lavoro degli operatori degli enti di stato al posto loro; perché gli operatori degli enti di stato non avevano mai voglia di fare un cazzo. Tale e tanta era la loro convinzione di non dover lavorare che sono arrivati a sub-appaltare anche il cazzeggio, la chiacchiera futile, la lettura del giornale e le dormite nei magazzini, durante l'orario di lavoro.

Querelarsi con i piedipiatti è una perdita di tempo inutile
Però io volevo solo lagnarmi con Nicolas, non volevo assolutamente querelarmi con quegli incapaci dei poliziotti; sapevo che sarebbe stata una perdita di tempo. E invece Nicolas volle subito chiamare il funzionario di polizia per segnalare un disservizio e fare in modo che magari il problema fosse risolto. In pochi minuti, il facchino sub-sub appaltato ritornò al suo posto a guardare lo schermo con la stessa attenzione con la quale avrebbe seguito una partita di calcio, la sguattera con la quale stava chiacchierando al cazzeggio si riabbottonò la scollatura e iniziò a mostrarsi più rapida nello sfogliare le scartoffie; però, con Nicolas stava nascendo una discussione ad alta voce fra il responsabile dei facchini in sub appalto alla sicurezza e il funzionario di polizia che nel frattempo era sopraggiunto. Volevano far passare Nicolas per un visionario e un pazzo.

- "Io non mi stavo lamentando, volevo solo segnalare un disservizio."

E quelli, invece di ringraziarlo, avanzavano verso di lui, e verso di me, in modo aggressivo e minaccioso, dando una spiegazione del fatto, sì, ma continuando ad alzare il volume, il tono, e ad avanzare verso di noi come se avessero voluto venire al contatto fisico; il peggio si ebbe quando arrivò l'ufficiale di polizia responsabile in turno per la cosiddetta polaria che suona come i polli e culinaria.

In poche parole, la discussione è andata avanti almeno un quarto d'ora, poi Nicolas dovette andarsene per cercare la via d'imbarcarsi. E la storia accampata dal semi-analfabeta in turno per Polaria, presso l'aeroporto di Orio al Serio di Bergamo fu sostanzialmente questa: c'è un sistema automatico d'allarme nell'apparecchiatura - noi lo sappiamo e non possiamo saperlo perché si tratta di informazioni riservate sul funzionamento delle procedure di sicurezza...bla bla bla-  tale per cui, se ci fosse stato un oggetto sospetto, in una delle valigie dei passeggeri, la macchina si sarebbe messa in allarme e si sarebbe sentito un suono forte che avrebbe certamente richiamato l'attenzione del responsabile della sicurezza, il tale facchino della cooperativa sub-subappaltatrice, impegnato a guardare le tette scollate della sua collega sguattera, a sua volta impegnata a sventagliare scartoffie. Praticamente, non c'era nessun bisogno che l'operatore stesse lì a guardare lo schermo, la macchina faceva tutto in automatico.

Ciò sbraitato, con toni minacciosi, la più grande puttanata della storia dell'aviazione, Nicolas cercò la sua via per l'imbarco; io non ho mai visto né sentito che esistesse nessun congegno del genere, neppure negli Stati Uniti, dove oggi ti fanno la scansione al corpo umano che viene visto sotto i vestiti, nudo, e pure lì ci sono degli operatori con lo sguardo inchiodato sugli schermi, anche quando la scansione si fa sulle donne brutte e malfatte. Non che il sistema americano sia migliore, al contrario. Voglio solo dire che non esiste quella tecnologia e che, anche se esistesse, l'aeroporto di Bergamo è l'unico aeroporto al mondo in cui si ha che la macchina fa la scansione, manda lo schermo che non ha bisogno di un operatore umano.

Era una grandissima cazzata quella che han detto ad alta voce con quel fare aggressivo, inutilmente polemico e minaccioso. E ciò basterebbe bene a qualificare degli analfabeti ai quali non si vorrebbe affidare la propria sicurezza neppure in caso di assoluta necessità. E però non bastò; perché Nicolas, dopo esser passato all'area di transito, è stato fermato da quattro di loro, è stato perquisito, è stato trattenuto e la sua valigia è stata guardata, palpata, perquisita, minuziosamente, fino ai bordi e alle cuciture, da quattro poliziotti che non si erano visti durante l'alterco. Per dispetto, ancora una volta, lo hanno trattenuto senza motivo, quasi a fargli perdere l'aereo, e poi l'hanno lasciato andare. Invece di ringraziarlo per aver loro segnalato un problema e averli messi in condizione di migliorarsi, questi hanno voluto umiliarlo e intimidirlo. Il fatto che le intimidazioni degli aeroporti americani vadano ben oltre queste nostrane non rende affatto le nostre meno gravi. L'ignoranza e il senso assoluto d'inutilità degli enti di stato italiani negli aeroporti italiani è parossistica e trova negli aeroporti di Verona e di Bergamo la sua espressione più dinamica.

Il terzo esempio lo tratto in sintesi, perché non ero presente. Il mio amico G, tornando da un viaggio intra-europeo, ha avuto la brutta idea di rientrare su Verona, anziché, magari, Bologna o Venezia, che sono aeroporti un po' più simili a degli aeroporti veri. Il mio amico G. è un imprenditore e ha una vasta esperienza di commercio internazionale, ha girato il mondo e ha un buon livello culturale in genere. Nessuno è perfetto; certe volte anche lui s'intestardisce in un battibecco e, se ha ragione, o se è convinto di essere in diritto, tende a non demordere. È anche incensurato, persona di bella presenza, curato, sbarbato, pulito, non parla ad alta voce, non crea disordine, è educato, non polemizza, non attira l'attenzione in nessun modo.

Però, forse perché anche lui ha avuto modo di esser conosciuto in passato per aver fatto delle esportazioni da Verona, venti anni prima, anche lui è stato fermato, senza motivo, dagli analfabeti della GdF dell'aeroporto Valerio Catullo di Verona.
Gli hanno chiesto un secondo documento, oltre alla carta d'identità. Ora, è così, lui aveva il passaporto con sé, ma loro che cazzo ne potevano sapere?
Il mio amico G. non ha cagato il passaporto, ha detto che non lo aveva, forse, oppure avrà detto - insegnando a quegli analfabeti il loro stesso lavoro - che la carta d'identità doveva bastare, sapendo che non era necessario mostrare il passaporto, perché veniva da un paese dell'Unione Europea e i confini erano stati abbattuti assieme al muro di Berlino già da più di vent'anni, anche se nessuno si è preoccupato di avvisare quei bifolchi che lavorano al Catullo.

Lo hanno condotto in uno dei loro uffici e lo hanno trattenuto 3 ore, con la scusa di dover fare accertamenti, non si sa di che tipo, fino a che lui, stufo, non ha deciso di mostrare il passaporto. A quel punto gli accertamenti non servivano più; lo hanno lasciato andare, perché si trattava solo di una presa di posizione, arrogante, inutile, futile, come tutte le iniziative degli analfabeti della GdF che lavorano presso l'aeroporto Valerio Catullo di Verona.

Sono pochi gli utenti che usano quell'aeroporto, e non sorprende, anche perché è sempre in mezzo alla nebbia. A chi volesse viaggiare in pace e in sicurezza, è bene raccomandare alternative: Venezia, per esempio, Bologna o Milano, oppure il treno.