Il racconto-reclamo (molto pacato) di James Corbett, fatto tanto placidamente, nonostante sia un fattaccio di una gravità assoluta, accaduto in un aeroporto canadese al suo rientro dal Giappone,
richiama alla mia memoria 3 episodi emblematici dell'arroganza, superficialità, incompetenza, prepotenza e inconsistenza degli analfabeti delle cosiddette forze dell'ordine che lavorano in certi aeroporti italiani.
È vero che la situazione italiana non è confrontabile con quella canadese e, peggio ancora, con quella statunitense. Canada e Stati Uniti sono le nazioni fasciste per impegno preso e sono i posti più reazionari presenti sul pianeta di questi anni; certamente i luoghi dove è bene non recarsi in viaggio.
I fatti degli aeroporti di Verona e di Bergamo sono più sintomatici di un modello d'ignoranza, frivolezza e infruttuosità tipicamente italiane e, al tempo in cui sono avvenuti, non erano neppure riconducibili alle puerili razionalizzazioni della tragica farsa sulla minaccia fasulla del terrorismo.
Verona-Bergamo-Verona
Gli episodi sono 3; due mi hanno riguardato personalmente e uno ha a che fare con un reclamo più recente che ha afflitto un manager italiano, dal carattere sempre molto previdente e metodico, ordinato, che però ha anche una certa testardaggine sulle questioni dei diritti civili, quando ne ricorda qualcuno.
1) Verona, aeroporto Valerio Catullo SpA
L'aeroporto di Verona è uno dei più piccoli aeroporti del mondo; poco traffico, pochi passeggeri, poche linee, tanta nebbia e, come tutti gli altri aeroporti d'Europa, sgravato dalle procedure doganali per i voli fra Stati Europei fin dal 31 dicembre di quel drammatico 1992.
I "finanzieri" sono in turno e vogliono giocare a carte
E, infatti, maggior parte degli spedizionieri hanno dovuto morire o inventarsi un nuovo lavoro. E però, dogana e GdF cono rimasti operativi e, quando in turno, vogliono giocare a carte. Sono in turno anche sabato e domenica, come il resto degli scioperati dipendenti dell'aeroporto Valerio Catullo, abituati a strofinarsi l'un latra nel vano tentativo d'apparire impegnati, quando la maggior parte del tempo dei loro turni, essendo anche che sono troppi, non hanno nulla di produttivo da fare. Ed è capitato che, per un brevissimo periodo, uno degli spedizionieri ancora attivi dopo l'abbattimento del muro di Berlino e la drammatica apertura delle frontiere fra gli Stati Europei, avesse deciso di fare alcune operazioni doganali il sabato e la domenica.
Operazioni doganali.
Cosa intendiamo con "operazione doganale"? Si tratta di scrivere a macchina un paio di frasi sopra una bolletta doganale; poi la si prende e la si porta in dogana, assieme alla fattura e a qualche altro documento che viaggia con la merce e che è prodotto dal mittente della spedizione. L'impiegato della dogana, che beneficia della maggiorazione dello stipendio in orario festivo (stipendio erogato già a titolo non si sa di che) del 50%, deve fare un'operazione: deve cioè mettere un timbro su quel foglio di cartaccia bianca che reca una brevissima descrizione di merce, quantità, pesi e misure. Ecco riassunta l'operazione doganale: leggere una riga scritta e mettere un timbro. In un aeroporto come quello di Verona, di operazioni del genere, se ne conteranno 4-5 al giorno, nei periodi di grandissimo traffico. Quindi l'impiegato della dogana, che guadagna un lauto stipendio, non si sa a che titolo e per quale funzione, essendo in turno con altri 5 impiegati, si calcola che in una giornata lavorativa debba mettere da 0,8 a 1 timbro al giorno. Sabato e domenica no, è in turno, prende la maggiorazione del 50% sullo stipendio, stipendio erogato non si sa a che titolo, e però non mette timbri. È capitato che uno spedizioniere ancora volenteroso, per un brevissimo periodo di tempo, ha provato a far mettere qualche timbro, uno o due al massimo, anche il fine settimana; un timbro sabato e uno la domenica. E a me è capitato di viaggiare con quello spedizioniere e ad assistere alla vendetta degli analfabeti della GdF dell'aeroporto di Verona Valerio Catullo.
Controlli della GdF
Dopo aver analizzato in dettaglio le procedure doganali, andiamo a vedere cosa deve fare, e perché deve essere presente in aeroporto, il sottufficiale analfabeta, o l'ufficiale semi-analfabeta, della GdF. Ufficiali però non ne ho mai visti a Verona e forse non se ne trovano nemmeno negli altri aeroporti.
Il funzionario della GdF è il soggetto al quale viene presentato quel fogliaccio bianco con l'unica proposizione scritta e l'indicazione del numero dei pezzi e dei pesi (addotta agli altri documenti prodotti dal mittente o dallo spedizione). Cosa deve fare il funzionario analfabeta della GdF? Deve dare un'occhiata a quel foglio, leggere la riga dove c'è scritto il numero dei pesi e dei pezzi, fare una passeggiata in magazzino, vedere i pezzi e mettere un altro timbro. Dobbiamo ammettere qui che il funzionario della GdF ha un compito più articolato rispetto a quello dell'impiegato della dogana; infatti, oltre al timbro, il sottufficiale GdF deve anche leggere la riga, ed è un'operazione faticosissima per lui, contare i pezzi, visto che ha fatto la terza elementare, e, infine, mettere un timbro. Però è come dire che un magazziniere lavora di più di un amministrativo, perché, oltre a maneggiare i documenti, deve anche vedere fisicamente i pacchi. Sia come sia, a noi non costa il dover ammettere che il funzionario GdF fa un lavoro più articolato rispetto al funzionario di dogana e, se vogliamo, è anche possibile raccogliere il suo reclamo, perché è probabile che lo stipendio sia inferiore e che non vi sia la stessa maggiorazione del 50% nei giorni festivi.
Cosa stanno a fare in aeroporto dogana e GdF?
Nonostante le sperequazioni retributive, non trova risposta il secondo quesito; altresì, la stessa domanda andrebbe posta anche per quello che riguarda gli impiegati della dogana; e, anche nel loro caso non si troverebbe risposta. E però sono in turno e vogliono giocare a carte. Il fatto di aver interrotto l'ozio dei finazieri, per qualche fine settimana, e solo per qualche decina di minuti nell'ambito di ciascun singolo fine settimana, ha generato tanto di quell'odio nei confronti di questo povero spedizioniere che non si potrebbe rinvenire neppure nei più subdoli e malefici manuali di guerra psicologica e di propaganda contro il nemico in guerra.
Il fatto
Tornavamo da Parigi - ben dieci, forse quindici, anni dopo quegli eventi, della durata di qualche decina di minuti, occorsi in due, massimo tre, fine settimana, in cui sono stati interrotti dall'ozio e dalla briscola i miliziani della GdF dell'aeroporto Valerio Catullo - io e il mio amico spedizioniere e siamo stati fermati dalla guardia di finanza dell'aeroporto di Verona, nonostante che da Parigi non si fa più dogana e che non erano ancora state diramate tutte quelle procedure di restrizione delle libertà individuali che sono state introdotte con il fraudolento pretesto del finto terrorismo islamico.
Prepotenza e arroganza
5 di loro hanno aperto i nostri bagagli, mentre gli altri passeggeri passavano e ci davano occhiate miste di sconforto e di sospetto, su dei tavolacci di alluminio che erano proprio in mezzo alla stanza da dove defluivano gli altri passeggeri in arrivo sul nostro stesso volo; hanno aperto le valigie, hanno ficcato le loro lerce mani fra i nostri indumenti, hanno tirato fuori tutto e poi si sono messi a perdere tempo su due questioni anche più emblematiche sulla loro ineluttabile ignoranza.
Ignoranza assoluta
Dopo aver rovistato con le loro manacce lerce, arroganti e prepotenti, uno di loro, il più grosso, riccio con la barbetta rosa-arancione come il pelo del porco, e anche il più stupido del gruppo, ha segnalato che c'era qualcosa che non andava nel mio biglietto aereo; mi avevano domandato da dove provenissi prima di prendere il volo da Parigi; non era affatto loro lavoro chiedermelo e non era assolutamente mio dovere rispondergli; comunque, sbagliando, ho risposto: venivo da Pechino. Il biglietto aereo da Pechino a Parigi, non era scritto in italiano, tanto è vero che l'ho comprato a Pechino e che in tutto il mondo le compagnie aeree usano l'inglese; c'era scritto Beijing (Pechino) e Paris (Parigi); il finanziere con la barba rossiccia, rossiccia tendente al rosa imbrattato, come il colore del pelo del porco, si è rivolto a qualche altro analfabeta fra i suoi colleghi, chiedendo sostanzialmente il loro aiuto tecnico nell'esercizio persecutorio:
- "E no...ma no, - diceva, mostrando il biglietto ai colleghi - qui c'è scritto Beijing, non c'è scritto Pechino, questo biglietto non è valido, ho c'è comunque, c'è qualcosa che non va......"
Nessuno disse nulla, ma nemmeno lo corressero, visto che erano anche loro analfabeti come lui. E però, poco dopo, si è salvato grazie ad un altro suo collega che, rovistando, aveva notato che il mio computer portatile era "Made in Taiwan".
- "Ha la ricevuta?" - Era un computer che avevo comprato proprio a Verona quattro anni prima; si vedeva che non era nuovo; non poteva essere nuovo e certamente non avrete mai visto e non vedrete mai, doveste campare altri cento anni, un computer portatile "Made in Italy".
- "L'ha comprato in Italia? Ma, ...ha la ricevuta?" - A quel punto mi sono messa a strillare e non ricordo cosa ho detto urlando, salvo questo:
- "No che non ho la ricevuta; quando l'ho comprato, quattro anni fa, non potevo immaginare che avrei, un giorno, incontrato proprio lei; quindi non l'ho tenuta con me per tutto questo tempo". - E devo aver fatto chiasso, perché è arrivato subito un'altro di loro, in abiti civili, non so se fosse un analfabeta della GdF o un pusillanime della dogana, e ha cercato di calmarmi.
- "Per favore, guardi qui" - mostrandomi una specie di vademecum ricavato su un piccolo depliant per i passeggeri, dal quale quella persona (analfabeta della GdF oppure pusillanime della dogana) cavava tutto il suo bagaglio culturale e la sua competenza procedurale per poter svolgere la sua nobile, ma inutile, "professione".
- "Vede cosa c'è scritto?" - Non guardavo, non mi fregava proprio un benamato cazzo di quello che c'era scritto: - "io non faccio dogana da Parigi a Verona salvo che a Verona non siate stati informati del fatto che sono state tolte le frontiere fra Italia e Francia."
- "Ma noi stiamo solo facendo il nostro lavoro, bisogna stare alle procedure e non c'è proprio nessun bisogno di alzare la voce e andare in escandescenze".
- "No, non state facendo nessun lavoro, voi non siete qui in questo momento; appartenete al passato, le frontiere in Europa sono state rimosse e forse l'unico vantaggio che se ne cava, dalla tragedia della rimozione delle barriere doganali, è quello di non dover più discutere con gente come voi..."
Inconsistenza e infruttuosità
Poco dopo eravamo liberi di andare; se non mi fossi messa ad urlare chissà quanto ci avrebbero tenuto. Ora però, vale la pena di notare quanto vano, infruttuoso e pretestuoso sia stato questo atto di prepotente imbecillità. L'imbecillità, l'inutilità della loro azione si dimostra proprio con il fatto che ci hanno lasciato andare senza nemmeno farci una multa. Ma come? Non avevo il computer senza scontrino? Non avevamo i biglietti aerei truccati? Non avevo alzato la voce? Non mi ero comportata con oltraggio verso dei "pubblici ufficiali", sebbene analfabeti? È qui che interviene lo stile inconcludente dell'italiano medio, dappoco. Perché, sappiamo che volevano fare un dispetto, ma non sono andati fino in fondo; si sono limitati alla minaccia, alla perquisizione, all'umiliazione delle vittime, senza, veramente infierire su di esse. Uno "scherzetto" innocente fatto da una banda d'incapaci e buoni a nulla, sia nel bene che nel male. Per una cosa del genere, mettersi a strillare contro i piedipiatti, negli USA, certamente saremmo stati arrestati e trattenuti a tempo indeterminato. L'ordinamento italiano, a quell'epoca, non lo avrebbe consentito; oggi lo consentirebbe. Però, allora, avrebbero perlomeno potuto farmi una multa per il pc senza scontrino, volendo fare un dispetto vero, produttivo, efficace, anziché mantenere lo stile inetto dell'italiano medio indolente. C'è indolenza anche nel fare del male. E forse questo è il nostro vantaggio dei tempi moderni. Oggi, infatti, l'indolenza fa sì che gli italiani non si rendano conto del fatto che i loro diritti fondamentali, i nostri diritti fondamentali, sono stati buttati tutti nel cesso. E però, a causa della stessa indolenza, anche quelli che calpestano, e quelli che calpesteranno, i nostri diritti, non applicheranno, forse, o lo faranno in ritardo, speriamo, tutta la normativa nuova, quella che ci schiaccia e ci rende sospetti di generico reato (terrorismo, evasione fiscale, auto-riciclaggio), passibili d'arresto e di perquisizione senza mandato dell'autorità giudiziaria, soggetti a tortura e pena di morte.
Imbecillità e frivolezza
Tutto nasceva dal desiderio di vendetta nei confronti di quel povero malcapitato che aveva avuto la malsana idea di distrarli dall'ozio, chiedendo un timbro sulla bolletta doganale - visto che erano in servizio, visto che erano in turno - dieci quindici anni prima. Una storia alla quale non potrei credere se non l'avessi vista con i miei occhi.
Passiamo all'esempio di Bergamo, aeroporto di Orio al Serio
Nicolas era un ragazzo intelligente e sensibile, nonostante la sua obiettività e il suo comportamento fossero spesso ottenebrati dalla sua taccagneria. E, come certe volte capita che uno incontra il male maggiore proprio quando ha preso la strada per cercare di evitarlo, quella mattina, alle 3 di quella tragica mattina di quel freddissimo inverno, egli volle farsi prelevare a Verona e accompagnare in Aeroporto a Bergamo, da me. Il suo scopo era quello di evitare di dover pagare il parcheggio all'aeroporto, che certamente era salato, e perciò, per questa sua pidocchieria, si era messo in testa che avrebbe potuto lasciare la sua macchina a me, per quella settimana in cui lui se ne stava a Londra, dove andava a prelevare le 200 sterline mensili del sussidio di disoccupazione - lui lavorava in Italia e prendeva il sussidio di disoccupazione in Inghilterra - e che, per questa ragione, io avrei potuto acompagnarlo da Verona a Orio al Serio - dove lui doveva imbarcarsi sul più economico dei voli low cost - alle 3 del mattino e poi riandarlo a prendere al suo ritorno, che sarebbe avvenuto in un orario presumibilmente diverso.
Lo squallido trancio di pizza di cartone, unta
Nicolas pensava di cavarsela offrendomi uno squallido e unto trancio di pizza al taglio riscaldato per la quarantesima volta nel più tetro dei bar dell'aeroporto e non si preoccupò assolutamente di trovare un tavolo per mangiare con calma, magari abbinando una bevanda a quel pezzo di cartone impregnato che quelle sguattere del centro di ristorazione collettiva chiamavano "pizza". Comunque, avendo provato a fare lo scroccone con me ormai da troppo tempo, come tutti gli italiani morti di fame che ho conosciuto in trasferta, che non ordinano mai il vino per risparmiare e si bevono sempre il mio, questa volta avevo bene in mente di sfruttare per quanto possibile quella macchina e, a fine giostra, quel coglione è andato a spendere più o meno lo stesso, o forse anche più, di ciò che avrebbe speso se avesse fatto le cose in modo normale.
Lui chiacchierava ma io guardavo dietro di lui...
Superata l'umiliante fase della ristorazione collettiva di quello squallido aeroporto, siamo andati a fare il cosiddetto check-in del suo bagaglio. Nicolas era chiacchierone; e chiacchierava, dicendo cose anche non noiose, perché, l'ho detto, se non fosse stato per la sua pidocchieria che ottenebrava il suo carattere e il suo spirito, sarebbe stato un ragazzo intelligente e sensibile. Chiacchierava, e ciaccolava, ma io guardavo dietro di lui.
I servizi in Italia vengono sempre subappaltati.
Si prende un appalto, e, generalmente, chi conosce la persona giusta nell'amministrazione interessata è quello che vince l'appalto, diciamo a 10.000; poi il lavoro lo si affida a dei mediatori che lo affidano ad altri mediatori che lo affidano a chi fa il lavoro in senso materiale prendendo 100 sul totale dei 10.000. La differenza è stata assorbita nei vari passaggi, si sa. In Italia, ma poi negli Stati Uniti succede molto peggio, i servizi vengono tutti appaltati, poi sub-appaltati e poi sub-sub appaltati in una catena senza fine di sub dei sub tale per cui, arrivati alla buccia, si giunge ai sub-lavoratori delle sub-cooperative che fanno il lavoro, senza assicurazione, né contributi assistenziali, né previdenza, né paga sindacale, né retribuzione dello straordinario, né TFR, che tanto quello se lo sono fregato anche per gli altri...e, insomma, sono quelli che fanno il lavoro, giustamente, scocciati, svogliati, assonnati, alle 3 del mattino nel più squallido aeroporto del nord Italia, dopo quello di Verona.
L'aeroporto di Orio al Serio sarebbe storicamente destinato al transito delle merci che viaggiano per espresso o per via aerea. Ma, nelle ore in cui i trasportatori di merci dormono, si può usare la struttura come budget airport per far viaggiare i passeggeri pidocchiosi e micragnosi che volano con Ryan Air. Però, un taccagno che vuole risparmiare sul volo e sulla colazione, non per questo non ha gli stessi diritti alla tutela delle propria incolumità di una persona prodiga o generosa. E infatti Nicolas si fece sentire. Chiacchierava, dicevo, e dava le spalle al bancone sul quale scorreva il nastro trasportatore che, lentamente, portava le valigie dei passeggeri sotto lo scanner, perché dovevano essere controllate prima del check-in. Questo controllo di "sicurezza" era affidato, esattamente come le unità di ristorazione collettiva come quella che gli aveva appena rifilato quella pizza-cartone bisunta, ad una sub-cooperativa che lo gestiva in sub-sub-sub appalto. I funzionari di polizia, avendo cose più importanti da fare, cazzeggiavano tra il bar e il ristorante dell'aeroporto. E chi se ne frega, tanto il servizio è stato dato in sub-appalto.
Decisi di fare l'errore di dirgli cosa stavo vedendo..
Nicolas chiacchierava e il nastro trasporatore scorreva, lento ma senza sosta, e quindi tutto sarebbe finito in pochi minuti. Sennonché, io, che guardavo la scena dietro di Nicolas da qualche minuto ormai, diciamo una decina, decisi di fare l'errore di dirlo anche a lui:
- "Guarda, vedi il nastro trasportatore? Quello porta le valigie sotto lo scanner. Lo vedi? Lo scanner trasmette, ciò che vede dentro la valigia, sullo schermo, lo schermo sta subito dietro lo scanner, lo vedi?"
- "Sì."
- "Ecco. La valigia passa sotto lo scanner, lo scanner fotografa e manda allo schermo, lo schermo sta dietro lo scanner, non so nemmeno se si dice scanner, insomma, quella scatolona metallica sotto la quale passano i bagagli per la scansione a raggi X, ci capiamo?"
- "Sssss....ssss....sssì, ho ho ho ho, cca cca pito" - Nicolas zagagliava un po' quando era nervoso e anche quando non lo era.
- "Be, lo schermo sta subito dopo lo scatolone per fare la scansione a raggi X, ma chi c'è dietro lo schermo a guardare nello schermo?"
- "E...n.....nn.....NNNessuno..."
- "Infatti. Guarda quindici metri più a sinistra, dove c'è quella porca che sta mettendo a posto le scartoffie, quello che sta chiacchierando e facendo il filo alla collega con le scartoffie è l'addetto alla "security"...anziché guardare lo schermo dei bagagli quello guarda le tette della collega e se la chiacchiera venti metri più in là; a venti metri di distanza dalla sua postazione."
Meglio non farlo...
Non avrei dovuto farlo; ma non potevo trattenermi, per troppi anni ho dovuto soffrire la leggerezza e l'indolenza degli operatori degli enti di stato e ora dovevo soffrire anche quella dei sub-sub-appaltatori degli operatori degli enti di stato che erano lì proprio a fare il lavoro degli operatori degli enti di stato al posto loro; perché gli operatori degli enti di stato non avevano mai voglia di fare un cazzo. Tale e tanta era la loro convinzione di non dover lavorare che sono arrivati a sub-appaltare anche il cazzeggio, la chiacchiera futile, la lettura del giornale e le dormite nei magazzini, durante l'orario di lavoro.
Querelarsi con i piedipiatti è una perdita di tempo inutile
Però io volevo solo lagnarmi con Nicolas, non volevo assolutamente querelarmi con quegli incapaci dei poliziotti; sapevo che sarebbe stata una perdita di tempo. E invece Nicolas volle subito chiamare il funzionario di polizia per segnalare un disservizio e fare in modo che magari il problema fosse risolto. In pochi minuti, il facchino sub-sub appaltato ritornò al suo posto a guardare lo schermo con la stessa attenzione con la quale avrebbe seguito una partita di calcio, la sguattera con la quale stava chiacchierando al cazzeggio si riabbottonò la scollatura e iniziò a mostrarsi più rapida nello sfogliare le scartoffie; però, con Nicolas stava nascendo una discussione ad alta voce fra il responsabile dei facchini in sub appalto alla sicurezza e il funzionario di polizia che nel frattempo era sopraggiunto. Volevano far passare Nicolas per un visionario e un pazzo.
- "Io non mi stavo lamentando, volevo solo segnalare un disservizio."
E quelli, invece di ringraziarlo, avanzavano verso di lui, e verso di me, in modo aggressivo e minaccioso, dando una spiegazione del fatto, sì, ma continuando ad alzare il volume, il tono, e ad avanzare verso di noi come se avessero voluto venire al contatto fisico; il peggio si ebbe quando arrivò l'ufficiale di polizia responsabile in turno per la cosiddetta polaria che suona come i polli e culinaria.
In poche parole, la discussione è andata avanti almeno un quarto d'ora, poi Nicolas dovette andarsene per cercare la via d'imbarcarsi. E la storia accampata dal semi-analfabeta in turno per Polaria, presso l'aeroporto di Orio al Serio di Bergamo fu sostanzialmente questa: c'è un sistema automatico d'allarme nell'apparecchiatura - noi lo sappiamo e non possiamo saperlo perché si tratta di informazioni riservate sul funzionamento delle procedure di sicurezza...bla bla bla- tale per cui, se ci fosse stato un oggetto sospetto, in una delle valigie dei passeggeri, la macchina si sarebbe messa in allarme e si sarebbe sentito un suono forte che avrebbe certamente richiamato l'attenzione del responsabile della sicurezza, il tale facchino della cooperativa sub-subappaltatrice, impegnato a guardare le tette scollate della sua collega sguattera, a sua volta impegnata a sventagliare scartoffie. Praticamente, non c'era nessun bisogno che l'operatore stesse lì a guardare lo schermo, la macchina faceva tutto in automatico.
Ciò sbraitato, con toni minacciosi, la più grande puttanata della storia dell'aviazione, Nicolas cercò la sua via per l'imbarco; io non ho mai visto né sentito che esistesse nessun congegno del genere, neppure negli Stati Uniti, dove oggi ti fanno la scansione al corpo umano che viene visto sotto i vestiti, nudo, e pure lì ci sono degli operatori con lo sguardo inchiodato sugli schermi, anche quando la scansione si fa sulle donne brutte e malfatte. Non che il sistema americano sia migliore, al contrario. Voglio solo dire che non esiste quella tecnologia e che, anche se esistesse, l'aeroporto di Bergamo è l'unico aeroporto al mondo in cui si ha che la macchina fa la scansione, manda lo schermo che non ha bisogno di un operatore umano.
Era una grandissima cazzata quella che han detto ad alta voce con quel fare aggressivo, inutilmente polemico e minaccioso. E ciò basterebbe bene a qualificare degli analfabeti ai quali non si vorrebbe affidare la propria sicurezza neppure in caso di assoluta necessità. E però non bastò; perché Nicolas, dopo esser passato all'area di transito, è stato fermato da quattro di loro, è stato perquisito, è stato trattenuto e la sua valigia è stata guardata, palpata, perquisita, minuziosamente, fino ai bordi e alle cuciture, da quattro poliziotti che non si erano visti durante l'alterco. Per dispetto, ancora una volta, lo hanno trattenuto senza motivo, quasi a fargli perdere l'aereo, e poi l'hanno lasciato andare. Invece di ringraziarlo per aver loro segnalato un problema e averli messi in condizione di migliorarsi, questi hanno voluto umiliarlo e intimidirlo. Il fatto che le intimidazioni degli aeroporti americani vadano ben oltre queste nostrane non rende affatto le nostre meno gravi. L'ignoranza e il senso assoluto d'inutilità degli enti di stato italiani negli aeroporti italiani è parossistica e trova negli aeroporti di Verona e di Bergamo la sua espressione più dinamica.
Il terzo esempio lo tratto in sintesi, perché non ero presente. Il mio amico G, tornando da un viaggio intra-europeo, ha avuto la brutta idea di rientrare su Verona, anziché, magari, Bologna o Venezia, che sono aeroporti un po' più simili a degli aeroporti veri. Il mio amico G. è un imprenditore e ha una vasta esperienza di commercio internazionale, ha girato il mondo e ha un buon livello culturale in genere. Nessuno è perfetto; certe volte anche lui s'intestardisce in un battibecco e, se ha ragione, o se è convinto di essere in diritto, tende a non demordere. È anche incensurato, persona di bella presenza, curato, sbarbato, pulito, non parla ad alta voce, non crea disordine, è educato, non polemizza, non attira l'attenzione in nessun modo.
Però, forse perché anche lui ha avuto modo di esser conosciuto in passato per aver fatto delle esportazioni da Verona, venti anni prima, anche lui è stato fermato, senza motivo, dagli analfabeti della GdF dell'aeroporto Valerio Catullo di Verona.
Gli hanno chiesto un secondo documento, oltre alla carta d'identità. Ora, è così, lui aveva il passaporto con sé, ma loro che cazzo ne potevano sapere?
Il mio amico G. non ha cagato il passaporto, ha detto che non lo aveva, forse, oppure avrà detto - insegnando a quegli analfabeti il loro stesso lavoro - che la carta d'identità doveva bastare, sapendo che non era necessario mostrare il passaporto, perché veniva da un paese dell'Unione Europea e i confini erano stati abbattuti assieme al muro di Berlino già da più di vent'anni, anche se nessuno si è preoccupato di avvisare quei bifolchi che lavorano al Catullo.
Lo hanno condotto in uno dei loro uffici e lo hanno trattenuto 3 ore, con la scusa di dover fare accertamenti, non si sa di che tipo, fino a che lui, stufo, non ha deciso di mostrare il passaporto. A quel punto gli accertamenti non servivano più; lo hanno lasciato andare, perché si trattava solo di una presa di posizione, arrogante, inutile, futile, come tutte le iniziative degli analfabeti della GdF che lavorano presso l'aeroporto Valerio Catullo di Verona.
Sono pochi gli utenti che usano quell'aeroporto, e non sorprende, anche perché è sempre in mezzo alla nebbia. A chi volesse viaggiare in pace e in sicurezza, è bene raccomandare alternative: Venezia, per esempio, Bologna o Milano, oppure il treno.
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